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16 febbraio 1986: la cinquina di Pruzzo all’Avellino ▷ Il bomber racconta in diretta la storica goleada giallorossa

16 febbraio 1986: Roma-Avellino 5-1. La cinquina mitica del bomber Roberto Pruzzo diventa realtà. Un pokerissimo di reti in una tranquilla domenica nella cornice, sempre suggestiva, dello stadio Olimpico.

Quella Serie A era davvero favolosa. Grandi campioni, italiani e stranieri, e squadre da urlo. I giallorossi, di lì a poco, avrebbero realizzato una entusiasmante rimonta in classifica alle soglie della vetta. Lo scudetto, dopo il trionfo tricolore del 1983, sembrava poter regalare un magnifico bis al popolo capitolino. Così non fu perché, come narra la leggenda, il Lecce gelò Tancredi e compagni in un match mai dimenticato da quelle parti.

La Roma di Sven Goran Eriksson, successore del Barone Liedholm, segnava e divertiva il pubblico. La giostra girò vorticosamente in quella goleada ai danni del malcapitato Avellino. Pruzzo fece la voce grossa, anzi grossissima. Cinque firme e tutti a casa. I campani accorciarono solo le distanze grazie alla marcatura dell’argentino Ramon Diaz.

I ricordi del cuore del bomber Roberto Pruzzo

Menomale che qualcuno si ricorda ancora di quella goleada all’Avellino. Quella, tra l’altro, era una domenica assolutamente anomala e anonima. Ricordo che nel girone di andata di quel campionato, famoso per la nostra rimonta poi sbriciolata nella giornataccia contro il Lecce, mi ero praticamente autoescluso. Era l’inizio della gestione in panchina di Sven Goran Eriksson. Ho saltato un paio di mesi di campionato. All’epoca era molto complicato far gol per la forza dei difensori e per tanti altri motivi. Poi ovviamente non c’era nemmeno il Var che controllava tutti i possibili contatti in area di rigore. L’unico che mi rompeva le scatole nella battuta dei rigori, in quella stagione, era Boniek ma riuscivo a tenerlo a bada (ride, ndr). Confesso una cosa. A volte non vedevo l’ora che l’arbitro fischiasse un rigore perché, magari, da un mese non segnavo e non riuscivo a sbloccarmi. In altre circostanze invece l’arbitro dava il rigore e io, guardandomi intorno, dicevo: ‘Aiuto, ora che faccio?’. Per diversi anni ho avuto la fortuna di avere al mio fianco Ago, sempre pronto ad affrontare da grande capitano ogni difficoltà“.

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