Belotti il pareggio non lo segna: lo catapulta col sinistro oltre la vigilanza di Szczesny; potremmo dire che lo incorna, metaforicamente, perché per i granata è un modo di essere ciò che per altri è retorica.
C’è tutta una simbologia che viene da lontano, anzi dall’eterno presente del Toro, in questo 1 -1 maturato come un chicco al sole artificiate dei riflettori.
E più la Juventus s’arrende al dolore dei singoli, articolare o muscolare che sia (in bocca al lupo a tutti gli infortunati), più il popolo torinista culla la legittima ambizione, perché i bianconeri, comprensibilmente, annaspano e perché crederci è il mantra di una tifoseria abituata a farlo tanto più quanto maggiori sono le difficoltà: quelle contingenti come quelle storiche.
Bel Derby della Mole, laddove chi ha saputo soffrire all’inizio ha poi inflitto una sofferenza che rischiava di costare carissima a chi tentava di gestire con parsimonia un vantaggio piccolo al cospetto di un cuore via via più grande.
Paolo Marcacci
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