Due premesse, doverose: la prima è Luca Marelli non è il Vangelo, anche se come conoscitore del regolamento parte in vantaggio rispetto all’interpretazione di dirigenti, giornalisti e tifosi, soprattutto se i rappresentanti di queste tre categorie non conoscono le regole nei dettagli. La seconda, parlando del principale episodio controverso di Atalanta – Juventus, è che dopo tante riproposizioni delle immagini, ancora non abbiamo del tutto capito se la palla vada a sbattere sul gomito, il costato o il petto di De Ligt.
Bene, anzi male, malissimo per quanto riguarda il minimo sindacale di buona educazione, perché Gasperini, un altro di quelli che – Non parlo mai di arbitri – quando le cose vanno bene per l’Atalanta, non si presenta davanti alle telecamere delle varie televisioni (che in ogni caso pagano). Come se non bastasse, per l’Atalanta va a parlare con DAZN il dirigente Marino, il quale esordisce dicendo che per fortuna Marelli non arbitra più.
Ora, premesso che anche prima di ieri nessuno sospettava che da qualche albero genealogico potesse risultare un ramo di parentela tra Gasperini e De Coubertin, per delineare la media comportamentale dei nostri dirigenti ci sarebbe un motto popolare, volgarotto ma tanto efficace, che sentenzia circa il fatto che si è sempre tanto corretti con i torti degli altri. E la riflessione finale a noi nasce spontanea: quando si dice che il livello tecnico della nostra Serie A è ancora piuttosto basso, bisogna tenere conto del fatto che quello dirigenziale riesce a esserlo ancora di più.
PROF. PAOLO MARCACCI
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