Il digiuno e lo sciopero della fame come forma di resistenza. Davide Tutino, insegnante di storia e filosofia sospeso dall’obbligo vaccinale, ha scelto la strada della lotta civile come atto dimostrativo per contrastare le scelte, considerate dispotiche, del governo. La sua, vuole precisare, non è una soluzione definitiva ma una presa di coscienza contro le misure bio-politiche del governo.
Dopo quattro giorni senza cibo, Tutino continua la sua battaglia di scuola radicale scegliendo la disobbedienza civile come strumento di lotta. Una scelta difficile ma necessaria secondo Tutino nonostante le possibili conseguenze. Lo sciopero dello fame diviene allora un grimaldello per far emergere tutte le contraddizioni in campo legate alle misure restrittive e al super green pass. Il suo appello è chiaro e assertivo: “Voglio dire non siamo sudditi ma cittadini, qui non si entra, questo contropotere che è il corpo non si tocca”.
L’intervento del prof. Davide Tutino in diretta a “Un giorno speciale”.
“L’obiettivo del digiuno e dello sciopero della fame è che tu governo hai sempre sostenuto e ci hai imposto la tua scienza sostenendo che eravamo al sicuro negli ambienti di lavoro con i tamponi e adesso ci butti fuori dal lavoro mettendoci alla fame. La risposta è: io digiuno perché tu rispetti la tua parola, se eravamo al sicuro prima con i tamponi, lo saremmo anche oggi. Lasciaci lavorare e lasciaci vivere, non condannarci alla fame. I tamponi come tutti i dispositivi di sicurezza non devono essere a carico dei lavoratori”.
“Sono al quarto giorno di sciopero della fame. Non è una soluzione, è uno strumento. Come ci ha detto Don Milani: l’obbedienza non è più una virtù. Noi mettiamo a disposizione attraverso questa lotta di resistenza radicale uno strumento nel momento in cui il governo pone un obbligo ancora più ampio. Immaginate decina di migliaia, centinaia di migliaia che arrivano all’hub vaccinale e con l’attestazione del loro medico che registra lo sciopero della fame dicendo questa è la mia situazione”.
“Io sono ancora in sciopero della fame, io ho scelto di andare incontro alla sospensione. Io ho scelto di andare incontro all’ingiustizia di una legge imposta e di una legge che va contro tutto le normative e la costituzione, una legge imposta da una minoranza e da un potere dispotico che dovrà essere sottoposto alla giustizia di tutti gli organismi internazionali. Ho accettato di subire le conseguenze per mostrarne l’errore e l’orrore. Voglio dire non siamo sudditi ma cittadini, qui non si entra, questo contropotere che è il corpo non si tocca“.
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