L’allarme sulla nuova variante Omicron del Covid-19 ha destato un rinnovato clima di allarme nell’opinione pubblica. L’aumento dei contagi e dei ricoveri in terapia intensiva ha anticipato nuove misure restrittive per tutelare la salute pubblica. L’allarmismo della nuova variante del Virus appare preludio della imminente stretta sulle limitazioni della sociabilità in tutta Europa. Si affacciano all’orizzonte allora possibilità di rinnovati lockdown a singhiozzo, l’ipotesi di obbligo vaccinale e di più performanti sistemi di controllo sociale.

La narrazione di allarme è effettivamente sostenuta dai fatti? A quanto dichiarato dalla dottoressa Angelique Coetzee, presidente della Associazione dei medici del Sudafrica, paese dove la variante è stata isolata, le cose starebbero diversamente. “La nuova variante Omicron” ha spiegato la scienziata del sistema sanitario sudafricano “provoca una malattia leggera senza sintomi importanti”. L’aumento dell’allarme per Omicron sarebbe allora del tutto ingiustificato così come il grido di allarme per l’aumento dei pazienti in terapia intensiva.

Questo dato sembra infatti riconducibile non tanto all’acutizzarsi della viralità del virus ma alla stessa stagionalità ciclica dell’influenza invernale. Nel gennaio del 2018 già il quotidiano Repubblica sottolineava il timore per il collasso delle terapie intensive a seguito della virulenza dei virus influenzali stagionali. Una ciclicità dunque ricorrente, classica e iscritta nella storia sanitaria dell’uomo, ben lontana dal nuovo allarmismo mass-mediatico.

L’intervento di Alessandro Meluzzi ai microfoni di Fabio Duranti

“Questa strategia generale non ha molto a che vedere con la clinica delle malattie respiratorie, questo è il problema. C’è una sproporzione talmente evidente tra i fatti e la reazione sociale, sanitaria e geopolitica. Soltanto un cretino può pensare che la questione sia la presenza e la circolazione di un virus respiratorio prevalentemente invernale. Dai tempi di Numa Pompilio, quando è stata fatta la classificazione dei mesi, febbraio è stato chiamato coì perché il mese della febbre. Il sistema immunitario indebolito dalle temperature basse ha sempre dato malattie respiratorie con le quali l’umanità è sopravvissuta per 10 mila anni. Abbiamo vissuto in una situazione nella quale dal mese di ottobre arrivavano i primi raffreddori dovuti a virus parainfluenzali, tipicamente virus da raffreddamento, e solo nel mese di gennaio arrivava il virus della grande influenza. Nelle primavere le cose si scioglievano come la neve dei ghiacciai.”

“Nel 2014 è stata fatta una grande riunione della Pfizer guidata all’epoca da Fauci nella quale si è ragionato su come sfruttare questa ciclicità stagionale di eventi ineluttabili per farla diventare l’occasione non soltanto per un pieno controllo sanitario della società ma anche di un nuovo modo di vivere, produrre e governare. L’hanno fatto efficacemente, con grande cattiveria e non so come ne usciremo!