Un anno dall’inizio della campagna vaccinale a livello europeo sta per compiersi (era il 27 dicembre 2020). Nessuno sa, almeno tra i comuni cittadini, quando durerà ancora lo stato di perenne emergenza, ma intanto le vaccinazioni con la cosiddetta terza dose stanno entrando nel vivo. Sono già oltre sei milioni le persone che hanno ricevuto il richiamo, come ha dichiarato nei giorni scorsi alla Camera il ministro della Salute Roberto Speranza. “Le prime dosi sono ormai arrivate all’87,4% della popolazione vaccinabile, il ciclo completo all’84,5%” ha aggiunto.
Insomma, si riduce ancora il numero di persone che sceglie di non ricorrere all’iniezione. Tuttavia, alla prova dei fatti ciò non si traduce in un vero ritorno alla normalità pre-pandemica. La minaccia di nuove restrizioni, con il ritorno all’obbligo della mascherina all’aperto e delle zone colorate sparse per l’Italia, il Green Pass e la sua versione “super” si rivelano evidenze schiaccianti di come i vaccini non possano essere considerati l’arma perfetta e unica. Eppure, i decisori politici non sembrano pensarla allo stesso modo. Nuove dosi si prospettano all’orizzonte, alimentando una campagna vaccinale che diventa sempre meno temporanea.
Così ne ha parlato Alessandro Meluzzi, intervenuto in diretta con Fabio Duranti e Francesco Vergovich a Un Giorno Speciale.
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