Quando le classi proletarie e borghesi chiedono di avere un ruolo nella società di fine XIX sec. vengono viste da coloro che per secoli avevano detenuto il potere come un pericolo. I passi in avanti in senso democratico stavano dando diritto di parola a categorie sociali normalmente e storicamente escluse dalle decisioni politiche, cioè di ridistribuzione della ricchezza. Quello che vi raccontano da anni cioè il capitalismo come unico dei modelli possibili, il fatto che si debbano tagliare le spese pubbliche, mantenere il pareggio di bilancio dello Stato perché lo Stato va amministrato esattamente come una buone famiglia, sono una serie di messaggi subliminali che servono a non fare capire che lo Stato non è affatto una famiglia ma serve per fare stare bene le famiglie sotto il profilo della sicurezza e dell’istruzione.
Per fare queste cose lo stato deve spendere. Voglio dire che quando le classi proletarie e borghesi alla fine del XIX sec. vanno a prendere il potere, gli aristocratici che hanno governato per millenni capiscono che rischiano di perdere il controllo. Ecco che tra la fine del XIX sec e per tutto il XX sec nascono nuove teorie e succede che le masse, viste come una folla pericolosa, vengono indottrinate sempre dai soliti. La nuova Unione Europea altro non è che il vecchio potere imperialista inglese. Non esiste soltanto l’economia capitalistica, esiste anche un altro modello di economia. Io propongo l’economia umanistica centrata sull’uomo e non sul capitale.
Malvezzi Quotidiani, pillole di economia umanistica con Valerio Malvezzi
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