La metafora dell’acqua sporca citata nel titolo è particolarmente calzante, vista la grandine, con relativa fanghiglia, caduta a Verona. Il bambino è la Roma di Mourinho, nata da poco e vittima, ieri, di un prevedibile calo fisiologico, proprio come accade ai neonati. Tutto ciò che è riuscito a resettare in poco tempo il tecnico portoghese a livello mentale e di relativi atteggiamenti – notare anche ieri la prestazione di Pellegrini, pur in una giornataccia – è l’avvio di un percorso che, per essere davvero virtuoso, necessita di una serie di passaggi attraverso delle criticità, in termini di sconfitte o cali di tensione. Ieri al Bentegodi sono arrivati entrambi, contro un avversario riprogrammato agonisticamente dal cambio di tecnico e già con l’acqua alla gola in termini di ritardo in classifica.
– Qua si parrà la tua nobilitate -: il motto con cui Virgilio sprona Dante nello scendere all’Inferno (altra metafora, se volete) è anche quello che dovrebbe valere ovviamente per Mourinho e per la squadra, ma in questo momento soprattutto per il cosiddetto ambiente (che esiste eccome), quell’opinione pubblica romanista ieri colpita a freddo e che si spera non ricada, non stavolta, nei consueti sbalzi d’umore. Del resto, sarebbe bastato ascoltare Mourinho nel dopopartita di Roma – CSKA Sofia, giovedì scorso, per capire che il primo blackout sarebbe arrivato a breve. Ragione di più per dar retta al condottiero, il quale ha precisato più volte che un percorso di crescita non può non avere delle salite, o dei tratti scivolosi.
Paolo Marcacci
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