Lotito-FIGC: nervi tesi. ‘Presidente per noi lei è ancora inibito, perciò la invito a lasciare la riunione’. Il numero uno della Federazione Gabriele Gravina, con queste parole nette, ha dato il via a quello che già è diventato un caso.
Il patron biancoceleste, che certo non avrà nascosto amarezza e stupore, ha lasciato poco dopo le stanze di Via Allegri spiegando ai numerosi cronisti presenti all’esterno del palazzo le sue ragioni. La diatriba riguarda la faccenda ‘Tamponi‘ per cui il Presidente della Lazio era stato inibito, con sentenza dello scorso 30 aprile, per 12 mesi. Per tutta risposta il Collegio di garanzia del Coni, dal canto suo, ha invece ordinato alla Corte d’Appello federale di rimodulare la suddetta sentenza. Per questo motivo i legali ritengono che l’inibizione sia attualmente esclusa. Insomma, un bel ginepraio.
“Adesso ci penseranno gli avvocati. Il diritto non viene interpretato, viene applicato. Dire che la sentenza non prevede l’annullamento del provvedimento è discutibile. C’è una lettura completamente diversa da quello che è scritto nella sentenza stessa. Il problema è che mi si impedisce di esercitare il mio diritto e il mio ruolo di consigliere federale eletto democraticamente. Ricordate che le sentenze sono immediatamente esecutive. Quindi quando c’è il provvedimento di un giudice, questo deve essere applicato. L’Avvocato Giancarlo Viglione sapeva, fin dal 7 settembre, che il sottoscritto aveva titolo a partecipare al Consiglio federale. Gravina ha detto: ‘Invito il Presidente Lotito ad uscire dall’Aula perché per noi è ancora squalificato’. Quelle condanne sono state annullate e rinviate, per una nuova valutazione, alla Corte di Giustizia Federale. Comunque noi, con molta serenità, ne prendiamo atto“.
“Io ho ascoltato con grande interesse le parole di Lotito. Da qualche ora mi interesso di questa situazione. Onestamente sono molto meravigliato dall’iniziativa presa dal Presidente federale Gravina. Perché se è vero che ci sono due posizioni all’interno del Codice di giustizia sportiva tra loro contrastanti, questa iniziativa sembra stridere con i principi più elementari di diritto processuale. Esiste una consecutio di sentenze, l’ultima delle quali è chiarissima ed annulla la decisione, rimette alla corte sportiva in diversa composizione per la rimodulazione della sanzione. Mi spiace moltissimo perché desidero sempre essere sopra le parti, ma mai come questa volta ritengo si possa affermare che una sentenza che ne annulla un’altra ha tolto la pena perché l’ha rimodulata. Se oggi ci fosse ancora un provvedimento inibitorio, non ci sarebbe nulla da rimodulare. Sono curiosissimo di apprendere dai magnifici e stimatissimi consulenti avvocati della Federcalcio, che conosco personalmente, quale è la tesi che sicuramente darà ragione a loro e per quale motivo hanno consigliato al Presidente di assumere questo comportamento. Dico questo con grande serenità“.
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