Con Mourinho evitate di sbagliare gli aggettivi; non fatelo parlando di una sua creatura, qual è la Roma che sta nascendo sotto la sua guida. Non fatelo, con uno che sceglie sempre ogni parola in modo accurato. E, soprattutto, non pretendete di interpretare a modo vostro ciò che lui sta allestendo soprattutto dal punto di vista emotivo, in attesa della definizione del quadro tecnico.
La Roma, ieri come nelle precedenti amichevoli, vedi quella di Trieste, non è tesa, nervosa o anche banalmente incazzata, come abbiamo letto.
La Roma è, dopo tante stagioni di atteggiamento indolente e che tradiva una immotivata sazietà, visto che si trattava per la maggior parte di gente che non aveva vinto nulla, finalmente affamata. Diremmo quasi famelica, se il buongiorno si vede dal mattino.
Certo, che a insegnare ad essere affamati sia dovuto arrivare uno che per ciò che ha fatto e vinto dovrebbe essere il più sazio di tutti, è un paradosso che ci fa ricordare con amarezza le tante, troppe stagioni precedenti sprecate perché a un certo punto, come disse Nainggolan al termine di un Napoli – Roma di qualche stagione fa, non si aveva la giusta rabbia e la giusta fame.
Diciamole sotto voce ‘ste cose, che anche solo a sentirle Mourinho s’incazza.
Paolo Marcacci
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