Misteri e timori intorno al vaccino. Sin dal loro approdo nel mercato sanitario mondiale, i prodotti studiati come soluzione alla crisi da Covid-19 hanno ricevuto un trattamento di privilegio da parte della narrazione generalista. Sempre innalzati a ruolo di unica soluzione possibile, mai davvero messi in discussione per la loro natura sperimentale. Tuttavia, con il tempo, le ombre si fanno da parte e i fatti emergono in tutta la loro chiarezza.

I dati che per tutto il periodo pandemico hanno animato le nostre giornate diventano la cartina di tornasole per scoprire la verità su efficacia e sicurezza dei vaccini. Proiettandoci con lo sguardo verso l’intero globo sono già saltati fuori i primi casi di Paesi che hanno visto rimbalzare verso l’alto la loro curva dei contagi, con il conseguente ritorno alla fase 1 dell’emergenza, nonostante lo stato avanzato della campagna di vaccinazione.

Ritornano così in auge le parole di scienziati e di fama mondiale che hanno manifestato il proprio scetticismo nei confronti di questi prodotti. I Nobel Honjo e Montagnier, rispettivamente giapponese e francese, il virologo numero uno al mondo Didier Raoult, l’esimio dottor Tarro: tutti esperti che hanno visto calare dall’alto la censura a causa delle loro opinioni dissonanti.

Un destino simile è toccato in passato, ma anche di recente, al dottor Giuseppe Di Bella che su questi stessi argomenti ha risposto alle domande del direttore Ilario Di Giovambattista. Ecco l’intervista al Prof. Di Bella.

“Come sta andando la questione dei vaccini?”

“È un problema aperto che meriterebbe di essere approfondito su un piano puramente scientifico consentendo, senza inquinamenti di ordine politico e di ordine ideologico una gestione del vaccino basata unicamente sulla salute e sul vantaggio delle persone. Cioè, riportare il dibattito su un piano unicamente, ma rigorosamente, su basi scientifiche che devono essere documentate e riscontrabili.

Vedere il parere di personaggi di alto livello: Nobel giapponese Honjo, Montagnier, Tarro, il virologo numero 1 Didier Raoult. Incominciare a valorizzare dei pareri che fino a adesso sono stati completamente disattesi. Dibattito vuol dire non avere una versione unica, non avere un parere unico, ma allargare anche a persone che hanno competenza scientifica ed esperienza clinica”.

“Il vaccino tutela o no la salute?”

“Il vaccino non ripara, cioè tanti vaccinati hanno contratto il virus. Perciò fare il vaccino non vuol dire essere sicuri di non contrarre il Covid. Sostengono la tesi che se uno fa il vaccino prende il Covid in forma più leggera, però questo non è documentato. Tanti casi vaccinati sono ricoverati, anche con delle situazioni abbastanza importanti. La gente che fa un vaccino è autorizzata a credere che se fa un vaccino non prende la malattia. Invece molti hanno contratto la malattia e anche in maniera importante. Cade la tesi per cui chi fa il vaccino non diffonde la malattia. Chi fa il vaccino può diffondere la malattia.

Ci sono alcuni aspetti da chiarire: come la quantità piuttosto preoccupante di aborti e di complicazioni, di eventi avversi a breve e a lungo termine. Andrebbero chiariti, togliendo la censura su tutte quante una serie di situazioni. E aprendo un dibattito, che non ha solo un contesto politico-ideologico”.

“Perché c’è questa sensazione che chi si pone il problema debba essere emarginato?”

“C’è un’assoluta uniformità di pensieri. Siamo di fronte a un’applicazione del pensiero unico politicamente corretto. Se c’è un parere diverso, anche autorevole, non viene inserito nel circuito della grande informazione: sia della carta stampata, sia televisiva. Pareri fondamentali e autorevoli di persone che hanno un’altissima preparazione. Parliamo di Nobel e non solo di uno: non li abbiamo mai sentiti nelle grandi reti nazionali, né sono intervistati dai giornaloni. È un aspetto molto grave di cui bisogna informare la gente”.