Perché è stato cacciato dal campo Nicolàs Viola al 45 minuto di gioco? Questa è la domanda, che oltre me, si pongono migliaia di tifosi.

Mestiere difficile quello di chi deve scrivere di calcio essendo diventato ‘tifoso’ della squadra di cui poi si deve scrivere. Oggi, probabilmente, sarebbe giusto tacere per evitare d’attaccare professionisti in fondo bravi, ma da un bel po’ di tempo in qua, imperfetti, come la maggioranza degli umani.

È da mesi che nei miei articoli, in modo elegante, competente, amorevole, empatizzante, analizzo e critico il lavoro dei vertici del Benevento. Ricordo che già dopo la vittoria con la Juventus, avevo ‘invitato’ mister Inzaghi a non cambiare squadra. Ma lui ha cambiato! Giustamente! Dal suo punto di vista, chi sono io per osare esprimere un pensiero contrario al suo e a quello della dirigenza? Nessuno!

Per me, oggi, nonostante l’amore che sento avvolgente verso La Strega, è difficile, credetemi, portare avanti questo scritto! Confesso di non avere il sangue freddo e imparziale che un giornalista, o uno scrittore serio, dovrebbe avere.

Vorrei però porre alcune domande:

  1. Quali sono i criteri di giudizio con cui si decide quale giocatore deve continuare a giocare una partita o lasciare il campo? 
  2. Questi criteri, sono conseguenza di una esperienza calcistica dell’escludente?  
  3.  L’esclusione è decisa dall’allenatore, dal direttore sportivo, dai medici, dai quantunque e comunque, dalle categorie di uomini sciasciane, dal presidente, o dal sindaco?
  4. Questa esclusione, ancora, tiene conto soltanto delle qualità specifiche del calciatore, o dipende in maniera esasperata-mente, ossessiva-mente, punitiva-mente discriminatoria dalla simpatia personale, dalla ipotetica scadenza di contratto, o dalle streghe beneventane non soddisfatte sessualmente dall’individuo escluso?
  5. I giocatori di calcio, sono parte coscienti del ‘giuoco’? O il giuoco ‘vero’ si esercita altrove, non sul campo, fra colletti bianchi e non magliette intrise di sudore?

Ritengo che le domande oggi potrebbero essere più insidiose, numerose, tendenziose, permalose, colpose, curiose, dispettose, fantasiose, fastidiose, misteriose, nervose, rabbiose, velenose, coraggiose ed eccetera. Ma io, in periodi di vaccini, farò soltanto una domanda mono-dose:

  1. Perché è stato cacciato dal campo Nicolàs Viola al 45 minuto di gioco? Questa è la domanda, che oltre me, si pongono migliaia di tifosi.

Se la squadra prende gol, non è per demerito del numero 10. Ma per l’inefficienza di una difesa colabrodo, che fa acqua da tutte le parti! E’ una difesa deconcentrata, già vinta prima di iniziare, nell’immagine corporea ripiegata su se stessa, nei visi tristi, negli occhi perdenti e dispersi dei calciatori. E mi perdonino questi uomini, che stimo, e altre volte ho elogiato con entusiasmo.

Un costruttore di gioco, non dovrebbe disperdere le proprie energie per correre avanti indietro a tentar di distruggere le azioni avversarie. Nicolàs Viola, in questi ultimi tre anni al Benevento ci ha abituati a un crescendo importante soprattutto nei secondi tempi delle partite. Mentre gli altri crollano esausti, lui inizia a correre e inventare di più. Inoltre il reggino e l’italoperuviano La Padula, riescono sempre a creare azioni pericolose per gli avversari.

A chi è venuta la ‘geniale idea’ di inventarsi la staffetta SchiattarellaViola? Perché vi sono tanti calciatori in infermeria? Perché i giocatori avversari ‘volano’ e i sanniti sembrano as-sonnati?

Per favore abbiate il coraggio di parlare. Per tacere non ci vuole coraggio. A volte si tace perché non si ha nulla da dire o non si sa quali verità dire.

Mimmo Politanò