Parliamoci chiaramente: il Governo Draghi è stato imposto dagli apparati americani, perché in un periodo cruciale di nuova guerra fredda tra USA e Cina era impensabile in Italia, paese ritenuto strategico dagli americani come piattaforma nel mediterraneo e pieno di basi NATO, un Governo che continuasse a strizzare l’occhio ai cinesi (anche se con le spalle coperte dal Vaticano).
Gli americani avevano bisogno di un Governo italiano che fosse credibile e autorevole in Europa per non cedere alle lusinghe della Germania, che invece per motivi commerciali è costretta ad operare sull’asse filo-cinese.
Allo stesso tempo avevano bisogno di un Governo guidato da un personaggio fortemente filo-atlantico e – perché no – un gesuita capace di mantenere i rapporti con il Vaticano, pur non condividendone la deriva filocinese.
Mario Draghi per queste dinamiche era l’uomo perfetto.
Ora però il compito che lo aspetta è molto difficile. Dovrà prima di tutto ignorare le lusinghe di Cina e Russia, calorosamente accolte dai precedenti Governi Conte, dovrà recuperare la reputazione dell’Italia come credibile agli occhi degli americani; in Europa dovrà avvicinare la Francia di Macron per evitare eventuali ritorni punitivi dell’austerità imposti dalla Germania.
Sappiamo bene che la Francia con i parametri economici sta messa peggio di noi, quindi può essere un’alleata contro il ritorno dell’austerità.
E’ questo il motivo per cui nel Governo, a mio avviso, sono anche andati a richiamare da Parigi Enrico Letta, ben addentro all’establishment francese e legato a doppio filo con le organizzazioni degli apparati americani.
Riuscirà Draghi a tenere il Paese lontano dalla morsa cinese? A mio avviso questa è forse l’unica cosa che gli riuscirà.
Abbiamo già visto che è riuscito a respingere l’acquisizione cinese di Iveco, e non parliamo del 5G dove a breve sarà chiamato a fare letteralmente a brandelli le antenne di Huawei.
Dovrà però tenere i fondi del Recovery Fund, che dipendono dai tedeschi, senza inciampare nella sfera d’influenza della Germania o verrebbe subito richiamato da Washington.
Insomma, dipendere economicamente da Berlino e sul fronte della sicurezza da Washington mette davvero il nostro paese all’angolo. Ma per non dipendere dalla Germania occorrerebbe prendere le distanze dall’intero progetto europeo: quella sarebbe l’unica chiave di volta.
Sicuramente non è ciò che farà l’ex presidente della BCE, a meno che la Germania non glie lo renda inevitabile.
Con questo Governo il paese è destinato a rimanere in un limbo. Non ci faranno fallire per non portarci appresso tutta l’Europa, ma non potremo neanche esprimere la nostra potenzialità e la nostra sovranità, cioè l’unica possibilità che abbiamo per uscire da questa situazione.
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