Vi è una disarmonia che a un osservatore attento non sfugge. Ecco, Pippo, Pasquale e Oreste, dovete intervenire per eliminare questi limiti in questa squadra.

L’impressione che ho avuto, dopo la partita di ieri sera, svoltasi nello Stadio Luigi Ferraris di Genova, è che nel Benevento serpeggi incontrollabil-mente, dentro l’anima di alcuni suoi calciatori, una dinamica psicologica distruttiva, che nasce dalla forte paura di incontrare la bellissima dea della vittoria, Nike. E ciò mi appare paradossale, perché ne La Strega, invece di esser colpiti dalla sindrome pre-agonistica o sindrome del campione, la nikefobia, da parecchie partite in qua, la sta facendo da padrona nel condizionare negativa-mente le prestazioni.

La difficoltà che alcuni calciatori hanno, è quella di rapportarsi in modo adulto, consapevole, e non ansiogeno, alle responsabilità che il successo e il suo mantenimento, comportano; e ciò diventa un deflagrante disagio inconscio che si concretizza dentro il campo, durante le partite, con incapacità di muoversi libera-mente, insicurezza paralizzante appena si ha la palla fra i piedi, blocco del pensiero agente, e altri errori da infanti inesperti, che un professionista non dovrebbe mai commettere.

La partenza di ieri è stata di quelle emozionanti. Dopo pochi minuti, ancora a freddo, Nicolàs Viola, si assume per l’ennesima volta, l’ennesima responsabilità di calciare un rigore. Perin è uno di quelli che sa pararli. Uno di quelli che probabil-mente studia i rigoristi. I minuti prima del tiro diventano interminabili per noi che guardiamo. Immaginiamo per chi deve tirarlo e per chi deve tentar di pararlo. Viola e Perin, si studiano. Perin pensa forse: “Vuoi vedere che Viola lo tira alla mia sinistra, rasoterra?” E Viola: “Vuoi vedere che Perin pensa che glielo tiro alla sua sinistra, rasoterra?” L’arbitro con il suo fischietto pungente richiama entrambi alla realtà. Rincorsa del 10 sannita. Perin vola veloce-mente sulla sua sinistra, mentre invece la palla colpita dal mancino calabrese oltrepassa la linea di porta alla destra del portiere e a mezz’altezza. E’ il quinto minuto e il vento comincia davvero a soffiare bene per il Benevento. Però la gioia dura poco. All’undicesimo Pandev, su errore nikefobiano di Barba insacca pareggiando. La squadra di Inzaghi non si lascia intimidire e al quindicesimo su azione da antologia, con tunnel e passaggio millimetrico da circa 50 metri, di Viola, Lapadula finge di tirare per due volte, attraversando in orizzontale l’area genoana. I difensori si attendevano la terza finta, invece il nazionale peruviano, tira all’incrocio dei pali, circa, con una potenza non comune. Bellissimo e meritato gol.

La partita si fa vibrante ancor di più. Ma anche questa volta la gioia dura poco. Al ventunesimo minuto ancora Pandev segna quasi un gol fotocopia per un altro errore della difesa sannita. Voglio mettere in luce che anche Zazza del Torino, per due volte aveva colpito nella medesima maniera la difesa del Benevento. Bisogna quindi prendere coscienza di questi limiti e del fatto che qualche difensore, o vari difensori, hanno deciso di pagare dei sensi di colpa, come autopunizione, che però, non dovrebbero far pagare anche ai compagni, allo staff, e ai tifosi. Cerchiamo di capire qual è il problema e risolviamolo. Subito! Dopo il pareggio di Pandev la partita è diventata tesa per il Benevento. Hetemaj, Ionita, Glik, e tutta la difesa è apparsa deconcentrata e stanca. Altri giocatori come Gaich e Improta, sono diventati troppo egoisti. Vi è una disarmonia che a un osservatore attento non sfugge. Ecco, Pippo, Pasquale e Oreste, dovete intervenire per eliminare questi limiti in questa squadra. I migliori in campo per la strega a detta di tutti, sono Nicolàs Viola e Lapadula. Questi due uomini giocano con amore e rispetto verso i colori che indossano e i loro tifosi. Pippo, Pasquale, Oreste, adesso, noi che amiamo il Benevento, questa Strega, benedetta, che ci ha stregato il cuore, pretendiamo un vostro intervento e una Lectio Magistralis sul significato concreto di “Squadra di calcio e rosa: genio e gruppo”.