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“Incredibile inganno nel decreto di Draghi: vi dimostro che i rimborsi del 60% sono una bugia” ▷ Malvezzi

Pochi giorni fa il Governo Draghi ha dato il via libera al cosiddetto decreto Sostegni, pacchetto di misure economiche volto a sostenere imprese, famiglie e lavoratori in difficoltà a causa delle chiusure per il covid. Dall’approvazione in Consiglio dei ministri della norma è seguita una conferenza stampa tenutasi con un ritardo di qualche ora rispetto all’annuncio iniziale, dove in realtà si è parlato più di vaccini e Europa che del decreto in sé.

Eppure indagando a fondo sui Sostegni annunciati i conti non tornano. I contributi a fondo perduto che dovrebbero arrivare fino al 60%, in realtà varrebbero meno del 5%, 4,17 per l’esattezza. A rivelarlo in diretta è stato il professor Valerio Malvezzi, intervenuto ai microfoni di Ilario Di Giovambattista e insieme al professor Enrico Michetti.

Ecco la spiegazione del Prof. Malvezzi.

“Ora vi racconto come funziona il decreto Ristori. Intanto è stato sbandierato sui giornali che arriva fino al 60% di contributi a fondo perduto. E tutti gli imprenditori, tutti i commercialisti, hanno pensato al 60% dei ricavi o del danno ricevuto. Ecco, mi dispiace, ma vi mostro che non è così.

L’aiuto totale nel decreto Ristori è stato, udite, udite, di 6250 euro. Ora 6250 non è il 50% di niente. Come funziona? Funziona così: prima di tutto bisogna vedere il differenziale tra il fatturato del 2020 e il fatturato del 2019. Quanto è la differenza? E’ certamente superiore al 30% ed è circa di 12500 euro, di perdita media mensile.
A questo punto, passaggio 3, tu devi andare a vedere in una serie di tabelle in che scaglione sei. E qui ti dicono: ‘io ti do il 50% di contributo a fondo perduto. Uno si aspetta il 50% del danno dei ricavi oppure il 50% della differenza tra margine del 2019 e margine del 2020. Tutti avevamo capito così: avevamo capito che il 50% è riferito alla mensilità. Lo Stato ci sta ingannando perché spaccia un contributo annuo per un contributo mensile.

Chiudo con la beffa delle beffe: l’articolo 1.2 del decreto dice che quelli che hanno cessato la partita Iva entro il giorno 22 marzo 2021, cioè il giorno antecedente all’entrata in vigore di questo decreto, sapete a quanto hanno diritto: zero! Vuol dire che chi ha chiuso per il covid rimane bastonato. Non solo non ha avuto indennizzi durante l’anno e ha dovuto chiudere, ma vuol dire che ti dicono: ‘tu sei morto? Beh è andata così'”.

Redazione

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