Lo fanno i calciatori, lo fanno i presentatori, lo fa persino il pubblico dei programmi televisivi: test Covid veloce e se il risultato è negativo si ottiene il via libera per svolgere le proprie attività.
Perché questa deroga al sistema di norme stabilite dall’esecutivo per arginare la diffusione del nuovo coronavirus non può diventare essa stessa la regola?

Tamponi periodici e impossibilità a circolare e svolgere le proprie attività solo in caso di riscontro negativo, è su questa ipotesi che si è interrogato Fabio Duranti: “Se c’è una scappatoia per qualcuno allora questa scappatoia deve esserci per tutti”.

È un sistema davvero perseguibile? Il suo intervento in diretta a ‘Un giorno speciale’.

“Se esistono dei luoghi dove puoi stare tranquillo e beato al di là di queste regole folli, se è vero che i calciatori fanno il test rapido ed è valido legalmente rispetto a queste oscene regole che hanno messo, se c’è una regola e poi c’è una scappatoia per qualcuno allora questa scappatoia deve esserci per tutti.

Visto che quello lo può fare, quell’altro lo può fare, allora io tutte le mattine esco da casa mi faccio la punturina sul dito che dà il risultato in 3 minuti e se il risultato è negativo, bene. Se vale per i calciatori, per quelli che fanno i programmi televisivi, per quelli che fanno il pubblico, perché non vale per tutto il resto della gente?

Me lo faccio ogni due giorni, mi appendo il risultato al collo e vado in giro tranquillamente perché sono sano. Dammi un limite oltre il quale non è più valido e io lo rifaccio. Promuoviamo la campagna tamponi rapidi per avere una sorta di licenza di andare dappertutto non imbavagliati per le prossime ‘X’ ore.

Mi infetto da qualcuno? Qualcuno chi? Se hai messo delle regole per cui in giro infettati non ce ne possono stare… È un corto circuito ideologico”.