Penso di essere fuori dal mondo. Non condivido una sola parola di quanto è stato scritto sulla vicenda americana.

La stampa, in maniera univoca, recita il de profundis della democrazia americana mortificata dall’assalto al Parlamento da parte di una truppa di cavernicoli agli ordini del Presidente Trump.

Un Trump a rischio di impeachment perché non lascerebbe anzitempo la Casa Bianca all’odierno vincitore.
Un Trump psicolabile, da internare subito, senza perizia.
Già oscurato dai magnati dei social network, lo mostrano solo, con l’immagine del “puzzone” rancoroso (nel gergo romano puzzone è chi non accetta la sconfitta).

I Media di tutto il mondo, che poi sono quelli finanziati dalle “sette sorelle”, accoliti vari e loro piccoli e sparsi correlati – patrocinatori della democrazia dell’alta finanza, che rende i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri – dal primo giorno avevano iniziato a immettere nel circuito mediatico l’immagine del cowboy rozzo, sessista, borioso, ineducato …

Lui dopotutto si prestava bene alle etichette, ma se ne infischiava.

E questo mandava in bestia le élite che spargevano veleno anche su quella parte del popolo che lo sosteneva. Una sorta di rappresentante di esseri primitivi, forcaioli e dai modi inurbani, ai quali, secondo i media dispensatori della democrazia oligarchica nel mondo, occorrerebbe togliere il diritto di voto.

Da costoro neanche un pensiero sul disagio sociale dei popoli in materia di sicurezza, di carenza di lavoro, di devianza giovanile nei sobborghi dimenticati.
Neanche una parola sull’America di chi (pochi) può studiare in università prestigiose dalle rette che costano quanto un appartamento a fronte del novanta per cento che non potrà mai permetterselo. Sembra sufficiente lavarsi la coscienza con qualche borsa di studio ai meritevoli tra i meno abbienti.

Al negletto (incolto) Trump gli è rimasto soltanto il consenso manifestatogli dal 45% degli americani.

Nessuno discute quanto sia grossolano, talvolta becero, cialtrone, talaltra superficiale, commediante, attore consumato, soprattutto spregiudicato e comunque, sempre oltremodo ingombrante.
Non è certamente il mio ideale di politico, anzi tutt’altro.

Ma non ricordo tanti Presidenti degli Stati Uniti, anzi quasi nessuno, che nei 1500 giorni di governo non abbia fatto un solo giorno di guerra in giro per il mondo.
Corea, Vietnam, Afghanistan, le armi chimiche di Saddam… rappresentano tutte un lontano ricordo, come l’improvvisa scomparsa dell’Isis.
Non ha incendiato il Nord Africa in nome dello sbarco della democrazia e forse per questo non ha ricevuto il premio nobel per la pace. Nessun americano “al fronte”.

Poca cinematografia a rappresentare le gesta fantastiche di eroi americani.

Eppure ha affrontato la guerra più difficile, quella contro i cinesi. Ne ha arginato l’offensiva con rimedi obsoleti come i dazi, misure rozze per i ben pensanti, ma efficaci.
Dopotutto i cinesi quanto a stile non è che ne avessero di più di Lui. Capaci peraltro, di farsi gli affari loro con una spregiudicatezza disarmante. Dei colonizzatori che hanno dimostrato una attenzione al mondo, al suo ambiente, ai diritti fondamentali delle genti pari a zero.

Pandemia docet (insegna).

Ma torniamo al barbaro Trump. Aveva ridotto la disoccupazione, aumentato la produttività e contenuto l’ingresso di irregolari e clandestini, aveva rilanciato imprese decotte e territori disastrati, godeva del consenso popolare nonostante avesse smontato la riforma sanitaria del suo predecessore.

Poi, il Covid, gestito malissimo, lo ha travolto.

Rissaiolo e strafottente, ma alle incursioni militari preferiva le passeggiatine con il “bombarolo” coreano, che di missili sembra che non ne lanci più.
Per quattro anni ha governato Lui, bene o male che fosse, ma al comando del Paese c’era Lui.

Non la Segreteria di Stato, non la CIA, non il partito.

E le lobbies non gli erano sopraordinate. Lui era il Presidente e si rivolgeva direttamente al popolo, che lo amava o lo odiava.
Lui rappresentava veramente una parte reale e consistente del popolo americano, quella che vedete soltanto quando andate in visita negli Stati Uniti, anche perché la cinematografia edulcorata delle “sette sorelle” offre immagini dell’America e dei suoi miti ben diverse dalla realtà.
Per la prima volta gli Stati Uniti avevano eletto uno di quelli che, nonostante si fosse ripulito, rappresentava gran parte del popolo americano nei modi di pensare e di agire.

Ora sono tornati al potere gli uomini di Wall Street, come se costoro fossero il prototipo del cittadino americano.

Volete sapere cosa penso dell’assalto al Parlamento? E dell’oscuramento dei suoi profili sui social all’indomani della sconfitta elettorale?

Penso che quell’assalto abbia dimostrato innanzitutto che il luogo al mondo che avrebbe dovuto essere più presidiato non avesse quasi nessuno a difenderlo… prima di tutto quindi, una macroscopica deficienza tecnica.

Sull’oscuramento dei profili del Presidente credo che la vicenda evidenzi chi comandi veramente negli Stati Uniti d’America.

Si son presi la loro rivincita, dopo quattro anni di rospi amari. E la esercitano nelle modalità “democratiche” che sono consuete agli uomini ed alle donne di Wall Street.
Assisteremo come al solito a tanta solidale carità formale nell’indifferenza sostanziale più totale: odiatori seriali che dispensano etichette di odio a chiunque ne ostacoli il passo. Oligarchi incalliti con il solo obiettivo di diventare sempre più ricchi e potenti che trattano chi non gli è servile come un attentatore della democrazia.

Non vi è dubbio che ora le multinazionali vengono prima del Presidente.

Gli assalti per colpire nel segno hanno bisogno di ben altra determinazione, non bastano certo 300 deficienti, ignoranti come zucche, in maschera da bifolchi.

Le lobbies possono stare tranquille, il regime non è in pericolo, la democrazia dei grandi magnati della finanza è salva.

Strano però che per una americanata, sicuramente di pessimo gusto, si sia rievocato addirittura l’assalto alla Bastiglia, mentre all’epoca, per i carri armati a Budapest, tanti padri e nonni degli odierni benpensanti, non mossero una paglia in favore dei poveri magiari assediati a cui non restava che la resa, con la conseguente spoliazione di ogni diritto.

Enrico Michetti