Non è la vittoria dell’Inter, di per sé, a motivare il giudizio. Perché un risultato può arrivare in mille maniere e in base a mille fattori, tra i quali gli episodi e una certa percentuale, variabile, di casualità. È la perentorietà del successo dei nerazzurri che motiva, stavolta, la stroncatura.
Premessa: gente come De Ligt, Cuadrado, Alex Sandro non si regala a nessuno (Dybala è un’altra storia, poiché già estromesso dalla sfida per infortunio), figuratevi a un’avversaria del livello dell’Inter. Però la sensazione è che la Juventus sia stata inadeguata a prescindere dalle assenze; che sia stata incapace di contenere l’agonismo dell’Inter; che sia stata fallace a livello tattico e prevedibile, oltre che lenta, in fase di possesso. E se gli assenti li abbiamo nominati per dovere di cronaca e di completezza di analisi, troviamo che non abbia senso, invece, soffermarsi sulle prestazioni dei singoli, Cristiano Ronaldo in testa. Anche perché, quando le partite si subiscono in questa maniera, la mancanza è sempre collettiva, per l’aspetto caratteriale prima ancora che tecnico.
Però va detto che la prestazione bianconera a San Siro tutto è stata tranne che una sorpresa: a chi si fosse meravigliato rispondiamo che sarebbe bastato vedere le sintesi, senza per forza cibarsi le gare intere, delle partite vinte faticando contro il Sassuolo in inferiorità numerica in campionato e contro il Genoa infarcito di riserve ed eliminato solo ai supplementari in Coppa Italia.
Paolo Marcacci
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