Dietrofront, disastro, fallimento: negli ultimi tempi i principali siti di informazione in Italia hanno descritto con questi toni il “modello svedese”. Dall’inizio dell’epidemia da coronavirus, il Paese scandinavo è salito alla ribalta delle cronache per aver adottato una strategia diversa dal resto del continente europeo e dalla maggior parte del mondo: “business as usual”, direbbero dalle parti del nord Europa. Né lockdown, né isolamento in Svezia, che proprio per questa condotta è stata criticata dai sostenitori del rigore massimo, dai fautori del “chiudiamo tutto”.
Ne è scaturito un atteggiamento di diffidenza nei confronti dell’azione svedese, tramutato in una sorta di sabotaggio con l’arrivo della seconda ondata. I media nostrani, infatti, adesso insistono nella descrizione di una Svezia che avrebbe ripensato il suo modello, alla luce di dati che le avrebbero dato torto.
Ma tra successo e fallimento del modello svedese, dove si colloca la realtà dei fatti? Per scoprire se il racconto delle testate giornalistiche coincide con quanto sta accadendo nel Paese nordico, Fabio Duranti insieme al Prof. Enrico Michetti e Francesco Vergovich si sono collegati direttamente a Stoccolma con il blogger Riccardo Palleschi, autore della community “Italiani Emigrati”.
La testimonianza di Riccardo Palleschi in diretta a “Un giorno speciale”.
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