L’Inter ha travolto il Cagliari. Il quale Cagliari ha sognato anche di vincere, con un gol di Sottil ma ha dovuto arrendersi alla potenza fisica della squadra nerazzurra che ha segnato tre gol e avrebbe potuto rendere più largo il risultato se Cragno non avesse tolto le ragnatele dalla propria porta.
Non va dimenticato come il Cagliari abbia giocato una partita diversa dalle solito, un po’ come gli ucraini di Donetsk ma stavolta l’Inter è stata più fortunata e più intelligente, prescindendo dalla tattica dell’avversario perché questa è la qualità di un allenatore, saper leggere la partita durante e non prima, senza scadere nelle “gnagnere” tipiche di chi la gestisce.
Ma l’Inter sa e può essere più forte del proprio allenatore, il piano B si è visto e non è stato mascherato, é partito titolare Eriksen e per settanta minuti è rimasto in campo senza particolari entusiasmi e fuochi d’artificio però ha pagato secondo usi e consuetudini dell’allenatore.
Il gol di Barella contro la sua ex famiglia, nel suo vecchio stadio, è il segnale importante. A sei minuti dalla fine la situazione era ancora di parità poi D’Ambrosio e Lukaku hanno sistemato la pratica con merito ampio.
La squadra è seconda, ha un potenziale forte, se non si perde dietro i fumi tossici può riscattare il fallimento, perché questo è stato, di Champions. Il resto sono chiacchiere che riempiono la bocca di tifosi, di giornalisti e, soprattutto, di un allenatore.
Tony Damascelli
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