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Dino Zoff racconta Paolo Rossi ▷ “Un uomo fresco e ironico, in campo arrivava al posto giusto al momento giusto”

Dino Zoff e i suoi ricordi dedicati a Paolo Rossi. Il goleador del Mundial 1982 ci ha lasciato ieri a 64 anni per un brutto male. Il calcio italiano, e non solo, piange il grande protagonista di quel favoloso trionfo in terra spagnola. Una rinascita in piena regola, dopo le feroci critiche della vigilia e della prima fase del torneo.

Quei ragazzi guidati da Bearzot salirono sul tetto del mondo, scatenando la gioia di tutto lo stivale. La finale al Bernabeu, contro la Germania, scrisse i titoli di coda della trionfale spedizione azzurra.

Dino Zoff, capitano e portiere bandiera di quella corazzata, ha ricordato il compagno di tante battaglie nel corso di ‘Radio Radio Lo Sport’

Una notizia triste e improvvisa

E’ un momento doloroso. Doloroso anche perché è stata una notizia così, venuta all’improvviso senza che si sospettasse qualcosa. Non sapevo che Paolo stesse male. Ho parlato con qualche amico e loro dicevano che telefonando a casa rispondeva la moglie senza far trapelare nulla”.

Il connubio fondamentale tra Zoff in porta e Rossi in attacco

Ai Mondiali di Spagna 82 il connubio è diventato bello nella seconda fase. All’inizio l’impatto non fu così leggero. Ricordiamoci le critiche a Bearzot, in modo particolare, per averlo convocato. Lui certamente ha passato un’aria pesante. L’aria era pesante per tutti noi nei primi turni. Però poi sono venute fuori le qualità di Paolo”.

Un uomo fresco e ironico

Lui era un uomo che arrivava al momento giusto al posto giusto e faceva la cosa giusta. Questa è stata la sua forza da sempre. La rapidità di visione era la sua caratteristica principale. Anche nella vita privata era fresco e ironico. Gli piaceva scherzare su se stesso e su gli altri. Questa simbiosi tra il calcio e la vita privata non è mai mancata”.

La rinascita di ‘Pablito’ nella seconda fase del Mondiale 1982

La certezza sulla bontà della scelta di Bearzot, all’inizio, non c’era. Però siccome consideravamo Bearzot, al contrario dei giornalisti, come un Santo alla guida della squadra noi avevamo particolare fiducia nel CT. Quindi speravamo anche noi in questa rinascita. Rinascita che poi è stata così prorompente e magari inaspettata a certi livelli. Però la fiducia in Bearzot era totale.

Già all’inizio, quando si era presentato come allenatore della Nazionale, fece un discorso molto semplice dicendo: ‘Noi siamo italiani, perché dobbiamo seguire sempre il modo di fare calcio degli altri paesi? Tiriamo fuori le nostre qualità, la nostra fantasia, la nostra destrezza. Abbiamo vinto i Mondiali già 2-3 volte, quindi non siamo gli ultimi.

Questo dimostrava una visione. Venivamo attaccati come catenacciari. Ma andiamo a vedere la finale con Scirea nell’area di rigore tedesca e Cabrini che lotta con Rossi per buttarla dentro. Quello del 1982 fu l’unico Mondiale con tanti gol segnati su azione. Difficilmente si ripeterà un Mondiale così”.

Meglio la nazionale del ’78 o del ’82?

Quella del ’78 era più bella, ma quella del ’82 più efficace. Eravamo di una rapidità stratosferica.

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