Leggi la distinta ufficiale e sospetti che sia uno scherzetto anticipato di Halloween. Invece no: Fonseca ha proprio schierato quegli uomini, tutti insieme. I previsti, nella rotazione, erano Pau Lopez tra i pali, Mayoral davanti, Villar in mezzo, come da compresenza durante la conferenza.
Invece si rivedono Fazio, Juan Jesus, Karsdorp, Bruno Peres. Il dibattito sulle scelte iniziali resta aperto anche a partita finita e vinta dalla Roma: attacco di fenomenite o provocazione verso la dirigenza, da parte di Fonseca?
Di certo l’avversario, aiutato dal rigorino – ino – ino, in Italia varrebbe una bassa classifica: diciamo che un Benevento ne avrebbe ragione agevolmente. Però una Roma come quella della prima frazione di gioco, sotto il minimo sindacale del livello identitario, può consegnarsi e soccombere anche di fronte a un interlocutore simile.
La squadra giallorossa ricomincia a esistere con l’ingresso di Spinazzola, primo segno di vita. Poi arrivano a raffica la regia offensiva di Dzeko, che vede sentieri dove gli altri vedono solo parastinchi, la qualità di Mkhitaryan quanto a lucidità nell’ultimo passaggio, la lucida quantità di Veretout.
Alla fine va come doveva andare. Però è stata anche una lezione su come complicarsi la vita da soli. Da non ripetere. Siamo certi che il primo a esserne convinto sia proprio Paulo Fonseca.
Paolo Marcacci
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