Forse il paradigma ideale per tradurre la mancanza di appeal che la Formula Uno attuale palesa in occasioni come quella odierna, a Silverstone, è Valtteri Bottas. L’unico pungolo, almeno teoricamente, alla competitività di Hamilton, per ammissione di quest’ultimo. Lui che avrebbe i numeri per insidiarlo, ma che a una gara memorabile ne fa seguire tre, in media, con l’andamento di un pilota di linea che scorta il compagno sul gradino più alto del podio. E, si badi bene, è un ragionamento scritto prima che si decomponessero gli pneumatici della sua Mercedes.
Ci ha svegliato il colpo di scena, nelle tornate finali, con tutto per merito o demerito delle gomme, o di quello che ne è rimasto. Con la voce di Vanzini che a un certo punto ci ha chiamato con i toni improvvisamente alti, come uno zio agitato che scuote i nipotini al termine della pennichella pomeridiana.
Leclerc a podio: risultato inatteso, strategia premiata. L’esito va apprezzato, al netto delle considerazioni, che però restano: al giro numero cinquanta, il ferrarista era a poco meno di mezzo minuto da Hamilton. È una Ferrari convalescente che continua perseguire la massima competitività possibile.
Menzione, l’ennesima, per Lewis Hamilton: oggi, con la monoposto da domare a causa del blistering finale, aggiunge un’altra perla alla collana: la vittoria ottenuta gestendo l’imprevisto. Ancora una volta, ha avuto ragione lui.
Paolo Marcacci
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