La grancassa giornalistica nazionale, anche perché le fa comodo e porta lettori e dibattito, insisterà sull’Inter che si è fatta raggiungere e sulla mimica facciale di Conte, durante e dopo. Ci sta, anche se non sarà mai giusto e soprattutto è ancora una volta irrispettoso per i meriti dell’avversario. Senza arrivare all’assolutismo concettuale di un incazzatissimo Sinisa Mihalović.
Però stasera, ancora una volta, a noi piace sottolineare meriti tattici e, soprattutto per come si è sviluppata la gara, caratteriali del gruppo plasmato da Ivan Juric, anche perché nel vuoto del Bentegodi non si sono mai affievolite le sue esortazioni ad aggredire gli spazi e a restare alti nel pressing, per i suoi.
Questi concetti varrebbero lo stesso, anche se fosse terminata uno a due per i nerazzurri. Però, per il medesimo motivo, non è un caso che anche stasera il Verona sia riuscito a non soccombere, a scongelare di nuovo una partita che per i più l’Inter aveva messo in ghiaccio.
Si chiama identità; vuol dire aver assemblato un collettivo sempre riconoscibile nella sua efficacia, il che finisce poi per esaltare le prestazioni dei singoli. Vuol dure, soprattutto, avere una guida.
Paolo Marcacci
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