In un mondo che potremmo definire convalescente, era impensabile che anche il calcio non apparisse tale, alla sua ripresa in Germania.
È andato in scena un surrogato di Bundesliga: agonismo al grano tenero, come gli spaghetti che vanno per la maggiore nell’Europa del nord; ritmi da prestigiosa amichevole estiva; esultanze disorientanti e disorientate. È, in realtà, un dato realistico: non poteva che ricominciare così, così con l’erba alta e morbida come le acconciature delle signore che attendono la riapertura dei parrucchieri.
Ed è stato, lo “spettacolo” offerto dal carnet di gare della massima serie teutonica, Borussia Dortmund – Schalke 04 in testa, un paradigma dell’anomalia esistenziale, quindi anche sportiva, che stiamo vivendo, attraversando, speriamo di poter dire superando.
Eravamo in tanti ad aspettare questo sabato di quasi calcio, di marcature soavi, di panchine mascherare e spalti orfani. Non ci aspettavamo altro, realisticamente, ma poterlo commentare è già un passo avanti rispetto al poterne soltanto supporre tempi e modi del ritorno alla normalità.
È bene precisare un concetto: la descrizione delle nostre impressioni e degli aspetti più bizzarri di questo ritorno in scena di uno dei campionati più ricchi e seguiti non ha nulla a che vedere con lo snobismo e la spocchia di chi in questi mesi ha trattato l’argomento sempre e soltanto con pregiudizio e ostilità.
Peraltro, anche se non lo ammetteranno mai, ci chiediamo chissà quanti di questi detrattori a prescindere ieri pomeriggio si saranno sintonizzati per sbirciare Haaland e compagni. Tanto, non lo ammetteranno mai.
Paolo Marcacci
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