Non si è trattato di Mafia Capitale. E’ quanto stabilito dalla Corte Suprema di Cassazione nella giornata di ieri, che ha quindi revocato l’aggravante mafiosa per 17 imputati. Tra questi anche l’ex Nar – Nuclei Armati Rivoluzionati – Massimo Carminati.
Resta dunque l’accusa di associazione delinquenziale, ma cade quella mafiosa, riconosciuta come distinta e separata. Si attende il ricalcolo delle pene da parte della Corte d’Appello di Roma, dunque.
Ne abbiamo parlato con il Presidente della Commissione parlamentare antimafia e Senatore del Movimento 5 Stelle Nicola Morra. Ecco cosa ha detto nell’intervista di Stefano Molinari e Luigia Luciani.
“Se si tratta di una sentenza che rischia di fare giurisprudenza in male? Se dicessi che questo pericolo non c’è direi il falso.
Alcuni magistrati antimafia, penso ad esempio a Gratteri, sostengono che in ognuno di noi vi sia l’1% di mafiosità che vada educata, repressa e governata. Perché la propensione ad accettare logiche di violenza, ancora più rafforzate da trame associative, è dietro l’angolo perennemente.
Per cui quando si ragiona di mafia dei colletti bianchi, non si fa riferimento a figli o cognati di Riina o Provenzano, ma a quei soggetti che hanno subito la fascinazione del fare mafioso che ottengono potere, disposti a violare qualunque regola democratica”.
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