Uno dei più gravi lavaggi del cervello che imperversa da trent’anni su tutti i telegiornali è quello del debito pubblico: quotidianamente tutti i titoli continuano a spaventare le persone a riguardo.
Vi do una notizia forse nota a chi studia economia: quando il deficit pubblico, cioè il differenziale tra entrate e uscite di uno Stato, diventa negativo la causa è da rintracciare in un surplus del settore privato. Talvolta può anche accadere il contrario, le due operazioni sono quindi inversamente proporzionali.
Quando vi dicono che il deficit pubblico è un male vi stanno quindi dicendo che è, altresì, un male il surplus privato e che in sostanza è un bene il deficit dei privati a favore del surplus pubblico. L’economia però funziona come un sistema di vasi comunicanti: esporto? Immetto liquidità nel mio paese. Importo? Tolgo liquidità al mio paese.
La funzione del settore governativo è quella di regolare tutto ciò: la spesa pubblica serve a immettere liquidità in quel sistema mentre le tasse servono a drenarla dallo stesso.
Purtroppo ci siamo alienati da tutto ciò: parliamo di banche centrali che creano dal nulla la moneta, di banche private che moltiplicano – sempre dal nulla – questa liquidità, di mercati che la moltiplicano tramite pacchetti finanziari.
C’è bisogno di tornare all’economia reale, di riportare l’attenzione sulle cose concrete, di dare precedenza alla produzione di beni e servizi e, quindi, ai bisogni della gente.
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