L’economista Valerio Malvezzi è intervenuto all’incontro dell’AFIM (Associazione per i Finanziamenti d’Impresa) presso l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria. Al centro degli interventi il tema della comunicazione finanziaria, volta a fornire strumenti concreti ai propri associati per risolvere il problema del credit crunch. Nel suo discorso, il docente universitario spiega la sua idea di “economia dell’albicocca“.
“Il mio più grande maestro è un semianalfabeta. Un uomo col panciotto anche in estate, Bici lo chiamavano in paese, non aveva potuto fare le elementari. Lo conobbi un giorno d’estate della mia infanzia, passò un’albicocca sulla manica della giacca per pulirla dalla polvere e me la mise in mano. Non avevo mai mangiato della frutta così buona” – Valerio Malvezzi
Non esiste una crisi finanziaria – spiega Valerio Malvezzi – ma un cambiamento deliberato e pianificato di modello economico che ha origine in una crisi di valori e non di capitale. Una crisi morale e non finanziaria. Di idee e non denaro.
Bisogna capire dunque che il modello capitalistico del XX secolo è superato. Occorre passare a una nuova economia, quella umanistica. Perché un paese, quello piccolo con la P minuscola e anche quello grande con la P maiuscola, sta bene quando “tutti hanno la pancia piena e ridono volendosi bene”. E a insegnarlo, questo, è la povertà.
Ciò che questo XXI secolo deve capire è che a nulla servono le grandi organizzazioni internazionali che ci illudono di essere tutti uguali. Ciò che bisogna imparare per lasciare un segno è che conquistare la fiducia dei piccoli imprenditori viene prima della fiducia delle banche. A chi si chiede ancora cosa sia una economia dell’uomo, Valerio Malvezzi risponde con la sua idea di economia dell’albicocca: una visione del mondo piccola e fatta di piccole cose, che restituisca la possibilità di vedere ancora un bambino toccare, sentire, palpare, assaggiare il valore di un’albicocca.
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