Francesco Totti ha solo reso ufficiale ciò che avevano ufficiosamente detto e scritto alcuni giornalisti sin dall’alba dell’epoca americana.
Diamo tutto dunque per vero e acclarato: non vedevano l’ora di distruggere qualche monumento dell’impero romano. La domanda a questo punto è soltanto una: adesso che farà la Roma?
La risposta già data ieri, immersa nella nebbia linguistica e concettuale, non lascia ben sperare. Pallotta continuerà ad affidarsi agli stessi consiglieri, sperando che prima o poi gli diano qualche dritta giusta.
Ci sarà ancora l’uomo della mail, per esempio. Quello pronto a captare ogni sospiro e a trasmetterlo al patron lontano. Pallotta non verrrà a Roma. Baldini vivrà tra Inghilterra e Africa. L’esercito di trigoriani sarà fieramente ancorato alla propria scrivania.
A proposito: quali dirigenti ridevano soddisfatti per una sconfitta? Pallotta è curioso? No? Noi sì.
La Roma venderà per fare cassa e, temo, comprerà male come ha fatto sino a questo momento: non riesco a vedere altro futuro. A meno che, questa la speranza, il bostoniano non voglia dimostrare a tutti di aver sposato una squadra, non solo il ricco progetto di uno stadio.
E dunque acquisti veri, il portiere che serve, i difensori indispensabili, un regista alla De Rossi (ahi), un centravanti alla Dzeko (ahi, ahi). Non un direttore tecnico: quello non serve, come abbiamo visto.
Roberto Renga
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