Il vero spettacolo di Juve-Torino, con tutto il rispetto di una partita giocata alla grande dai granata, è arrivato alla fine, negli spogliatoi. Con la lezione di Allegri che, ritornando sulla polemica di qualche giorno fa, ha spiegato il calcio nella maniera più semplice. Spiegando ancora una volta non solo l’importanza dei giocatori, superiori per incidenza a qualsiasi altra cosa, ma anche la l’importanza assoluta di saper cambiare musica anche improvvisamente, di sapersi adattare alle circostanze, di capire qual è il momento di accelerare e quello in cui è invece necessario fermare.
Fulminante l’esempio sulla sua auto, con tre litri di benzina appena nel serbatoio per cercare di fare più chilometri possibile. “In quel momento è meglio andare a venti all’ora per cercare di arrivare a fare rifornimento. Poi con il pieno si riparte a tutta velocità”. Insomma, il calcio non è uno spartito da imparare a memoria, un solo modo di interpretalo, perché così dicono i testi. Il calcio, come giustamente dice Allegri, è anche nella capacità di interpretarlo, capirlo. Avere la forza di immaginarlo. Lasciando ai fuoriclasse lo spazio per definirlo.
Alessandro Vocalelli
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