Stadio Roma, svelato il parere secretato

Cristina Grancio, consigliere comunlae, oggi ha dato lettura di alcune parti del parere dell'Avvocatura Capitolina

E alla fine il parere secretato sull’annullamento del pubblico interesse sul nuovo stadio della Roma, è saltato fuori. Oggi, durante la seduta della commissione sport, chiamata ad esprimersi su questo tema, il consigliere Cristina Grancio ha citato alcuni passaggi dell relazione che l’Avvocato Magnanelli, dell’Avvocatura Capitolina, avrebbe inviato alla Sindaca Raggi

Cristina Grancio :”Nell’incipit deliberato del provvedimento in esame si legge che l’assemblea capitolina dichiara, e delibera di dichiarare, ai sensi della lettera A comma 304 articolo 1 legge 147, il pubblico interesse della proposta di realizzazione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. La delibera in oggetto si ritiene possa essere considerata mero atto propulsivo non vincolante del comune trattandosi di atto endoprocedimentale“.

Magnanelli risponde a nove quesiti, ma il consigliere comunale cita in particolare un punto

Cristina Grancio: “Questa è la risposta al punto 8 dove si chiedono chiarimenti in merito alla possibilità di procedere ad annullamento.Nel merito, per completezza della trattazione occorre evidenziare che oltre a quanto fin qui rappresentato, (quindi ce ne sono altre di illegittimità) sembrano emergere altri profili di illegittimità. In primo luogo sembra profilarsi il vizio, quantomeno di difetto di motivazione, in ordine al predisposto comma 305 del più volte richiamato articolo 1 della legge 47. La norma afferma che è prioritario per il legislatore il recupero degli impianti esistenti realizzati in aree già edificate.

Sul punto, la già citata guida del Coni Servizi afferma che si tratta di un limite alla libertà di scelta del proponente e al contempo un limite alla discrezionalità amministrativa del soggetto pubblico chiamata a valutare la rispondenza della proposta all’interesse pubblico. Anche se detto limite non è inderogabile, la diversa scelta di realizzare un impianto del tutto nuovo in area non edificata richiede una adeguata ed esauriente motivazione. Il testo prosegue sostenendo che di tale motivazione si dovrà dar conto nel lo studio di fattibilità ed esse dovranno comunque essere valutate dall’amministrazione comunale preposta alla fase preliminare. E’ inutile dire che in difetto di adeguata motivazione sul punto o in caso di accertata incongruenza della medesima l’intero procedimento si porrà a rischio di annullamento nelle competenti sedi giuridiche giurisdizionali.

Nella deliberazione in esame, cosi come nello studio di fattibilità, la questione non viene minimamente trattata, con evidente violazione degli obblighi di motivazione se non anche, come avremo modo di vedere più tardi, violazione di legge. Queste le parole testuali dell’avvocato Magnanelli”.