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Attualità

Omosessualità, in Brunei e gli altri paesi in cui essere gay è (ancora) reato

Prima l’omosessualità era punibile con 10 anni di carcere. Ora, in Brunei, piccola nazione situata nell’isola del Borneo, è stata introdotta nel sistema legislativo la pena di morte per lapidazione per chi ha rapporti omosessuali fra uomini. Stessa sorte è destinata a chi commette adulterio, mentre i rapporti lesbici saranno punti con 40 frustate e dieci anni dietro le sbarre.

Nonostante le diverse contestazioni da parte dell’opinione pubblica internazionale e dal mondo dello spettacolo, queste misure fanno parte di un processo avviato nel 2014 per una progressiva introduzione della sharia nel piccolo paese asiatico, dove i due terzi dei 420 mila abitanti sono di religione musulmana.

E, mentre il fronte occidentale si apre, seppur lentamente, alle unioni civili e ai pari diritti per le persone innamorate di qualcuno dello stesso sesso rispetto alle coppie eterosessuali, in circa 70 stati (sopratutto in Oriente), l’omosessualità è introdotta nel sistema legislativo come atto contro natura e punibile penalmente.

Basti pensare che in Nigeria, ad esempio, un sostenitore di associazioni gay può finire in carcere, mentre in Uganda chi ha rapporti omosessuali rischia l’ergastolo. Detenzione di 5 anni prevista in Camerun, dove è d’obbligo anche pagare una multa.

L’essere gay è punito con il carcere anche in Burundi, in Senegal e in Ghana, mentre in Afghanistan è prevista la pena di morte per lapidazione, come in Brunei. In Algeria invece, chi ha rapporti omosessuali è sottoposto a lavori forzati, mentre in Angola, dove fino a poco tempo fa l’omosessualità era punibile, il governo ha recentemente vietato ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale.

Prevista la condanna a morte per omosessualità in Iran, Yamen, Emirati Arabi Uniti, Mauritania e Pakistan. Gli stati, invece, che optano per delle sanzioni penali sono la Russia, il Senegal, la Somalia, lo Sri Lanka, il Sudan, lo Zambia e lo Zimbabwe.

Veronica Bisconti

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