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“Siamo Europei” nel simbolo del PD. Scelta giusta di Zingaretti?

Volge lo sguardo alle prossime elezioni europee, che si terranno dal 23 al 26 maggio, Nicola Zingaretti, neo segretario nazionale del PD che, proprio oggi, ha annunciato che alla direzione del partito centrosinistra serve:

“una lista che si muove con questa missione, con un programma di grande rinnovamento e credo sia giusto che nel simbolo sia presente anche la dicitura Siamo Europei“.

Una dichiarazione d’intenti precisa, quella del neo segretario nazionale, un modus operandi di renziana memoria (già alle elezioni politiche il PD aveva provato a mettere su una coalizione di centrosinistra “allargata”) che punta a combattere “per l’Europa contro il rischio dei sovranisti“.

Ma, con le elezioni regionali in Basilicata alle spalle, dove il candidato di centrodestra, Vitto Bardi, ha segnato il punto di svolta dopo 25 anni di governo in regione del centrosinistra (che, nonostante tutto, ha manifestato nel complesso segnali di ripresa), è giusto puntare per il partito di Zingaretti puntare su uno stampo così fortemente europeo?

E quanta fiducia hanno gli italiani nell’UE?

Per rispondere al quesito possiamo prendere in analisi gli ultimi due report che hanno analizzato il livello di fiducia degli italiani nell’Unione Europea. Partiamo dalla prima ricerca, la Edelman Trust Barometer di Febbraio 2019. Si tratta della più importante indagine globale sul tema della fiducia realizzata dall’agenzia di comunicazione Edelman in 27 paesi su di un campione di 33.000 persone. Stando ai dati la fiducia degli italiani nell’Unione Europea è diminuita del 4% rispetto allo scorso anno, passando dal 49% al 44%.

Una fotografia non proprio felice per l’UE la fornisce anche l’analisi ufficiale del Parlamento Europeo Public opinion monitoring, pubblicata a marzo. I dati ci pongono tra i fanalini di coda dei sostenitori dell’istituzione europea, con un livello di fiducia che si assesta sul 36% e un livello di sfiducia ben più alto al 55% (il 9% non sa). Dei 17 paesi membri, peggio di noi solo Grecia, Regno Unito, Rep. Ceca e Francia.

Viene da chiedersi se la scelta di Zingaretti possa essere considerata vincente o meno per un partito alla ricerca di una nuova identità. E’ vero che le politiche non vadano basate esclusivamente su quello che è il sentiment del paese – oggi l’appellativo populista lo si ottiene con molta facilità – ma cercare di cogliere quelli che sono i bisogni e le richieste della gente è di sicuro un ottimo punto di partenza. Il rischio potrebbe essere quello di continuare in quella autoreferenzialità elitaria che fino adesso ha portato ad uno scollamento del PD rispetto alla realtà.

Insomma, alla scritta “Siamo europei” forse andrebbe aggiunto il punto di domanda. Siamo Europei?

Redazione

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