“Che ne penso di Zingaretti? L’attore o il politico? Bene [ride N.d.R] ho votato per lui, quindi… Ieri sono andato a Porretta. Bella l’immagine che ha usato qualcuno per descrivere le primarie: il popolo, i cittadini che si mettono sulle spalle il Partito Democratico”.
Francesco Guccini ha commentato così il risultato di Nicola Zingaretti alle primarie del PD, il suo impegno politico del resto è cosa nota e non è venuto meno neanche in questa circostanza. Protagonista indiscussa della sua vita però sempre la musica e con essa quella che tanti, non a torto, definiscono ‘la sua poesia’,
E’ quello che ha fatto la Dottoressa Gabriella Fenocchio con il libro ‘Canzoni’ edito da Bompiani: “Ha esaminato le mie canzoni da un punto di vista di critica letteraria – racconta Francesco Guccini – sono state analizzate come si fa per i testi di un poeta. Mi sono sentito un po’ importante…”
Umile e nemmeno troppo cosciente della grandezza che lo stesso appellativo di ‘Maestrone’ gli conferisce: “Molta gente forse non ha sentito tutte le mie canzoni, quando parlano di me parlano solo di ‘Dio è Morto’ e ‘Auschwitz’… va beh bisogna accontentarsi di quello che si ha!” Quali allora le sue preferite, quelle che lo identificano di più? “Ma nessuna particolarmente… forse ‘Arrigo’, ‘Signora Bovary’, ‘Dodici mesi’…”
“Signora Bovary – continua – nasce dal guardare la strada dalla finestra il 2 novembre, un giorno di festa ma non una festa piena. Nasce da una serie di pensieri: di cosa c’è in fondo a questa giornata, cosa c’è in fondo a ogni notte e cosa c’è in fondo a noi stessi, quando saremo lì all’ultima giornata della nostra vita… E alla fine non c’è una risposta e la canzone si chiude con il suono del sassofono…”
“L’esibizione di ‘Dio è morto’ a Sanremo non mi è piaciuta perché Baglioni non aveva voglia di cantarla. E poi non riusciva a prendere le note alte, si sentiva che faceva fatica… ma secondo me era solo svogliato. Ligabue l’ha cantata bene…”
E finalmente scopriamo la risposta a una domanda che ci siamo posti tutti quella sera: Guccini era stato invitato? “No, non mi hanno invitato – chiarisce – ma comunque io non canto più. Non l’avrei fatta in ogni caso…”
“Cantautore è una parola nata dai giornalisti che non sapendo bene come definire questi nuovi soggetti che non esistevano si sono inventati questa parola. Io la immagino come la prima volta in cui i latini hanno visto una giraffa: non sapevano come si doveva chiamare e la chiamarono ‘camelopardo’ perché è un po’ cammello e un po’ leopardo. Il cantautore è una specie di camelopardo, nella vasta gamma di chi si scrive le canzoni e se le canta anche i rapper possono essere definiti cantautori“.
“Ci conoscevamo – conclude Francesco Guccini ricordando il collega scomparso – ma non siamo mai diventati veramente amici… forse eravamo un po’ troppo diversi. Lui non amava molto l’Appennino, che invece era la mia passione. Mi chiedeva ‘ma cosa fai quando vai in montagna?’ C’è sempre stato una specie di sospetto fra noi due. Non abbiamo mai legato fino in fondo”.
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