Dalla terapia intensiva la testimonianza di due scampati alla tragedia della Salaria

Ragazzi buonasera, vi mando un vocale perché non ce la faccio a scrivere…” La voce affannata è emblematica e l’intuizione è immediata: è un sopravvissuto che ha appena preso il cellulare per far sapere a tutti che sta bene. Marcello Del Re gioca nel Borgo Quinzio e apre il gruppo del calcetto per dire a tutti che è in terapia al Sant’Eugenio, insieme ad Agostino Miniucchi. “Ci hanno messo pure vicini di stanza. Agostino è senza cellulare e comunque non riusciamo a scrivere perché, come dice lui, ci si sono bruciati anche i co****ni”. Dice con la semplicità e la vena comica dettata dalla grande soddisfazione di avercela fatta, di poterlo raccontare e soprattutto di farlo sapere a più persone possibile: “Spargete la voce per favore perché mi hanno scritto tante persone e appunto, non riesco a scrivere”. 

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Le tragedie sono anche questo, il male assoluto fa emergere la voglia di vivere, la luce della speranza che trapela dalla voce di Marcello: “per fortuna ci siamo salvati e questo è quello che conta. Daje regà”.