Tre partite di Champions, tre vittorie. L’ultima nel teatro dei sogni. Altre novità? La Juventus trova il passo europeo, quello che in passato, invece, incontrava ostacoli. Partita lineare, qualcuno dirà perfetta, ritmo blando, sviluppo noioso del gioco, attacco sterile, sono esigente ai massimi perché il potenziale juventino dovrebbe portare in cassa molti più gol. Ma va bene così, con il gol di Dybala su invenzione esterna di Ronaldo poi sporcata da Cuadrado, ottima e abbondante la fase difensiva.
Un palo di Pogba all’ultimo respiro è stato l’unico sbadiglio del Manchester United. Mourinho ha seguito la partita come se si trattasse di un allenamento, è stato preso a berci e insulti dai tifosi juventini sbarcati sull’isola, lui ha replicato con tre dita, non come San Nicola ma per ricordare alle truppe nemiche il triplete interista, dunque avvelenando ancora di più i rivali, quelli sulle gradinate. Perché quelli in campo non hanno mosso nemmeno una ruga. Cristiano Ronaldo ha mostrato i suoi gioielli, non l’orologio da un milione di euro ma conclusioni feroci e movimento in ogni dove, trovando supporto nel lavoro enorme di Matuidi, libero a chiunque, e Bentancur. Buona anche la prestazione di Cuadrado che ha finito senza benzina, discreto Bonucci che si è impagliato in un paio di uscite, come al solito potente e prepotente Chiellini, un cerotto per qualunque ferita difensiva, Cancelo ha offerto il solito primo tempo straripante per poi spegnersi lentamente come una candela.
Totale: il Manchster United non fa più paura in Inghilterra e nemmeno in Europa, di contro la Juventus fa la Signora, liberandosi del magone e del complesso che in passato la intossicava spesso e malvolentieri. Nel ritorno a Torino, la sera del sette di novembre, potrà tornare a specchiarsi, come ha fatto anche ieri sera a Manchester ma sappia, Allegri e la sua orchestra, che servono anche i gol, per evitare di stare in pena fino al fischio di chiusura.
Tony Damascelli
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