Il futuro è (anche) ieri

Tra passato e presente: Led Zeppelin e Greta Van Fleet

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Benvenuto ottobre. Da oggi, ogni quindici giorni, vi regaleremo una rassegna totalmente dedicata alla musica. Partiamo con i due dischi che ho scelto per voi, prendiamo un respiro dalle nostre attività quotidiane e lasciamo che la stanza si riempia di note. I due brani si chiamano  “When The Curtain Falls” e “Black Dog”, ed ecco di cosa stiamo parlando.

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Il primo disco è “When The Curtain Falls” dei Greta Van Fleet, giovane band americana che arriva da Frankenmuth, Michigan, formata dai tre fratelli Kiskka (Josh, Jake e Sam) insieme all’amico Danny Wagner che siede alla batteria. Il quartetto è influenzato dal garage rock di Detroit, dal blues di Howlin’ Wolf, Elmore James e John Lee Hooker, mentre il cantante (Josh) mostra una spiccata ammirazione per Robert Plant ed è proprio la sua voce grintosa ed elegante a caratterizzare ogni brano dell’album.

I Greta Van Fleet suonano musica rock blues e psichedelia dei primi anni ’70 e lo fanno in una maniera così moderna che ti lasciano senza fiato.  Il 19 ottobre uscirà, con “Anthem Of Peaceful Army”, il loro primo vero album dopo aver pubblicato il mini-cd “From the fires” che vi suggerisco di non perdere. Potremo finalmente toccare tutto il loro talento con mano, visto che la band ha annunciato il primo tour mondiale che arriverà anche in Italia, data prevista 24 febbraio all’Alcatraz di Milano.

Ora ascoltiamo il secondo disco che ho scelto per voi, tratto dal meraviglioso album dei Led Zeppelin, “The song remains the same” (1976). Qui un’infuocata “Black dog (dedicata al labrador nero che era negli Headley Grange Studios durante le registrazioni) cominciava a coinvolgere tutti col suo ritmo inconfondibile… e chi di voi può dire di non essersi scatenato, di non aver cantato o ballato sulle note di questo capolavoro? Ecco che il paragone, consentitemi il termine, con i grandi maestri può non essere così azzardato poiché il flusso elettrificato delle due canzoni, se le mettiamo a confronto, è come se avesse fermato il tempo, sospendendolo tra il 1976 e il 2018. Questa è magia pura.

Il paragone con la turbolenta “When The Curtain Falls” dei Greta Van Fleet ci insegna che la musica come tutte le arti che si nutrono di bellezza ritorna al punto di partenza, si è forever young, per citare Bob Dylan. Per chiudere queste note scritte sui due album a confronto tra passato e presente vi ricordo il motto che urlo ogni venerdì sera su Radio Radio dalle ore 20:00: “La cosa migliore del futuro è che arriva un giorno alla volta”.

Un’ultima sorpresa, un dolce di fine pasto. “The Prophet Speaks” è l’album n. 40 dell’irlandese di ferro Van Morrison, uscita prevista per il 7 dicembre; a 71 anni Van “the man” è ancora un musicista raffinatissimo.

Vi lascio con una piccola riflessione sugli umori che stiamo attraversando tutti noi nel quotidiano: «La piazza non è un gruppo social e i nostri cellulari non sono bandiere e baionette. In realtà siamo dentro un bel cocktail: i 15 minuti di Warhol mixati con i 2 minuti d’odio di Orwell; per un attimo crediamo di emergere dal gregge e proiettarci pugni al cielo al centro dell’arena; in verità siamo sganciati e catapultati nel silenzio e nel narcisismo, come i nostri selfie. Abbiamo ormai girato la fotocamera verso noi stessi; e il mondo è scomparso».

A cura di Leo (Kalimba) Gerardi