Yara: Ros, “furgone Bossetti passo’ 6 volte vicino sua palestra”

Massimo Bossetti

Il furgone di Massimo Bossetti fu individuato in una rosa di 20.000. Lo ha spiegato l’ex comandante del Ros di Brescia Michele Lorusso oggi nel corso della sua deposizione al processo all’uomo accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. E’ stato spiegato che un furgone cassonato Daily Iveco fu ripreso 6 volte dalle 18 alle 19,51 dalle telecamere di sorveglianza nei pressi della palestra di Brembate Sopra. Gli investigatori analizzarono tutti i modelli immessi sul mercato dal ’99 al 2006, anno in cui risaliva il mezzo di Bossetti, individuandone 20 mila.
Eliminati quelli con caratteristiche incompatibili, si era scesi a 4.500, che vennero fotografati e chi li usava venne interrogato. Si scese cosi’ a 5, quattro dei proprietari vennero interrogati, e grazie anche ai tabulati telefonici, risulto’ che non potevano essere a Brembate Sopra il giorno del rapimento. L’unico i cui movimenti erano compatibili era appunto Bossetti. Bossetti, inoltre, cerco’ di fuggire quando le forze dell’ordine, vestite in borghese, andarono ad arrestarlo. Lorusso ha rivelato che ci si era concentrati sull’ambiente della palestra, sull’istruttrice Silvia Brena e su altre persone ma senza trovare niente. L’istruttrice era stata al centro anche di intercettazioni quando, dopo il ritrovamento del corpo di Yara, Dna della donna era stato trovato sul giubbino della vittima. Ma gli accertamenti l’hanno scagionata. Lorusso ha poi parlato di Bossetti. Ha spiegato che il muratore la sera del rapimento era nella zona della palestra di Brembate Sopra, e il suo cellulare aveva agganciato la cella del paese per molto tempo. Non era andato dal commercialista, come aveva detto, e non aveva risposto a ripetute chiamate del fratello. Dalle indagini e’ emerso anche che Bossetti si assentava spesso dal cantiere di Palazzago in cui lavorava con scuse legate alle sue condizioni di salute. Lorusso ha poi ricordato il giorno dell’arresto: “Il nostro personale in borghese ha finto di cercare un extracomunitario vestito di nero, ma l’imputato ha capito e ha cercato di fuggire”. Nella successiva perquisizione a casa sua e’ stata trovata la documentazione legata alla contabilita’ nel sottotetto, ma due bolle di accompagnamento erano nel comodino della camera da letto: una del 26 novembre 2010 (giorno della scomparsa di Yara) e una del 9 dicembre per un metro cubo di sabbia in una ditta di Chignolo.

AGI