Yara, caccia al killer: è il figlio dell’autista

YARA

LA SOLUZIONE È VICINA
Alla ricerca di “Ignoto 1”, nato da una relazione extraconiugale avrebbe poco meno di 50 anni, ma per ora non ha nome né voltoConferma dal Dna: Giuseppe Guarinoni di Gorno è il padre del presunto assassino della 13enne uccisa a Brembate nel 2010.

IL GIALLO
MILANO Erano stati i genitori di Yara Gambirasio, un anno fa, a chiedere di disseppellire il cadavere di Giuseppe Guerinoni: «Prima di accusare qualcuno vogliamo avere certezze» dissero attraverso il loro consulente tecnico, Giorgio Portera. Adesso le certezze sono arrivate, il dna di Guerinoni corrisponde alle tracce di sangue trovate sul corpo di Yara, ma Portera – e con lui il padre e la madre della ragazzina uccisa nel novembre 2010 a Brembate – restano prudenti: «E’ troppo presto per dire, come già dice qualcuno, che la soluzione è vicina».

ESAMI SU VENTIMILA
Giuseppe Guerinoni era un autista, fino agli anni 90 guidava le corriere che dalla Val Seriana scendevano ogni giorno verso Bergamo. Morì nel 1999 a 61 anni lasciando moglie e due figli. Dunque, non può essere lui il carnefice di Yara, assassinata undici anni dopo la sua morte. Però, si era pensato in un primo momento, potrebbero essere i figli, visto che il dna dei genitori si può riprodurre tale e quale sui discendenti. Invece no: i due eredi dell’autista, a loro volta sottoposti all’esame genetico, hanno un dna non compatibile con quello trovato sui vestiti di Yara.
E’ per questa ragione che a febbraio del 2013 la famiglia della ragazzina chiese che venisse fatta chiarezza su questa storia di Guerinoni. A lui si era arrivati a conclusione della spasmodica ricerca di una catena genetica corrispondente alle tracce di sangue rinvenute nel luogo in cui Yara fu abbandonata. Una ricerca fatta sottoponendo al test del dna quasi ventimila bergamaschi, e concentratasi dopo un po’ nella zona della Val Seriana, distante quasi cinquanta chilometri da Brembate, cioè dal paese dei Gambirasio.
Già da un paio d’anni in quella è stato identificato un ceppo a cui, secondo gli scienziati, appartiene colui che ha lasciato tracce di sé sui leggins di Yara e identificato nelle carte processuali come Ignoto1. Alla famiglia di Guerinoni si è arrivati in un secondo momento: zii, nipoti, cugini, figli, tutti messi «sotto esame». Molte affinità con il dna di Ignoto1, ma nessuna corrispondenza. Fino a quando non è stata analizzata la saliva lasciata su un francobollo dall’autista morto dieci anni prima. Ed è venuta fuori una compatibilità quasi totale.

UNA STORIA CLANDESTINA
Un bel rompicapo: il dna di un morto che corrisponde a quello del presunto assassino, ma nessuno dei suoi parenti più o meno stretti identificabile con Ignoto1. Come spiegarlo? A quel punto è stata fatta l’ipotesi che Guerinoni potesse avere un figlio illegittimo. E sono anche venute a galla un paio di testimonianze di ex colleghi secondo cui l’autista fra il 1965 e il 1966 avrebbe confidato di aver messo nei guai una ragazza più giovane di lui, una storia clandestina conclusasi con una gravidanza indesiderata.
A un anno di distanza dalla riesumazione del corpo di Guerinoni, sepolto nel cimitero di Gorno, adesso gli specialisti hanno sentenziato che effettivamente il suo dna corrisponde al 99,9 per cento a quello del sangue trovato sugli abiti della piccola ginnasta uccisa. Molto più di quanto non dicesse la saliva da lui lasciata sul francobollo di una vecchia cartolina. E automaticamente la caccia al presunto «figlio illegittimo», che ora dovrebbe avere poco meno di 50 anni, è l’obiettivo numero uno della Procura di Bergamo.

L’ORFANOTROFIO ABBANDONATO
Nei mesi passati i pettegolezzi di paese hanno alimentato parecchie ipotesi. La più accreditata delle quali riferisce che il bimbo nato dalla relazione fra l’autista e la misteriosa amante possa essere stato allevato in un orfanotrofio della Val Seriana. L’istituto in questione, però, è chiuso da molto tempo, e non esistono più i registri in cui vennero elencati i giovani ospiti privi di padre e madre. Di voci ce ne sono anche altre, tante, perfino troppe per gli investigatori che da mesi provano a sciogliere l’enigma.
Anche per questo i genitori di Yara sono prudenti, malgrado le novità del giorno. Il loro consulente fa notare che «si danno per scontate cose e circostanze che non lo sono affatto». Una su tutte: e cioè che le macchie di sangue (molto diluite dall’acqua piovana) rinvenute sui pantaloni e sugli slip di Yara, abbandonata in un prato incolto di Chignolo d’Isola la sera stessa della sua scomparsa, siano davvero tracce dell’assassino.

IL MESSAGGERO