Vujadin Boškov

Vujadin Boskov

Lo zio Vujadin ci saluta. Il Mister. Ci mancherà eccome Boskov, pioniere e personaggio di un Calcio che non c’ è più. Istrionico, tagliente, ironico, educato e mai banale, la figura tenera e rude del Maestro si sbiadisce proprio di domenica. Una delle tante domeniche di pallone, ormai scoppiato, esaurito e preso a calci da sponsor e marketing. Allo Zio del marketing non glie ne fregava niente. Pane , salame e fango. Il calcio degli anni 80, delle aperture delle frontiere, attaccati alla radiolina in attesa che Ciotti o Ameri, i “ Telecronisti” intervenissero per un goal, per un sogno, per la gloria. In attesa spasmodica di” 90minuto” per vedere le prime ed ultime immagini di quelle domeniche dove si partiva per il pic-nic e si tornava la sera guardando dal finestrino della macchina la giornata che finiva con il trauma del lunedì in agguato.

La Gloria,  quella che il tecnico slavo trova in provincia, ad Ascoli nella prima esperienza italiana. Poi L’ Amore. Eterno. A tinte blucerchiate. Sbarca a Genova il nostro Eroe, una città fatta a misura per lui. Con quella faccia da pescatore navigato poteva confondersi benissimo con gli altri giù al porto. Ma lui , Vujadin Boskov da Novi-Sad, slavo , zingaro felice e maestro di vita era nato già così. Già Zio. Uscito dal grembo della mamma come ce lo ricordiamo, con l’ occhio semichiuso. Una di quelle persone che sembra non abbia avuto infanzia o giovinezza. Nate già grandi. E grande fu la gioia che diede alla Sampdoria negli anni Novanta per il primo scudetto della storia grazie anche  ai due ragazzacci, Vialli-Mancini,  che tutto d’ un fiato suonava come un violino di Stravinskij. E poi quella maledetta finale, maledetto Barcellona, maledetto Koeman, maledetta CoppaCampioni.

C’ è chi nasce vincente e chi non vince mai. E c è chi nasce Boskov. Che paghi a caro prezzo una vittoria; passare dalla Gloria all’ Inferno in un ‘attimo e viceversa. Emozioni che ti sovrastano nell’ arco di una vita che prova a prenderti a calci ma ogni tanto ti liscia clamorosamente ed allora te ne stai li, come lo Zio, a farti una risata ed a prenderla per i fondelli. Con pillole di un ironia vera, candida. Come quando disse che rigore è quando arbitra fischia. Non fa una piega. Diretto. Niente polemiche, replay, polveroni, salotti, sondaggi. Niente di niente. Il messaggio chiaro di un Uomo di Sport, vero e leale che non vuole sentire le voci fuori dal coro, ma solo quelle all’ interno di un campo di calcio. Tutto il resto è noia come diceva Califano. Ci lascia senza far rumore, e a noi nostalgici cresciuti a mortadella e “Supersantos “ mancherà tanto il personaggio Boskov, filosofo di Vita anche quando disse “ Un grande giocatore vede autostrade dove altri vedono solo sentieri “. Ce lo immaginiamo con la coperta tra le gambe, un camino con luce fioca, un pallone sgonfio sotto il tavolo a borbottare e brontolare di un” Spettacolo” che lui, e tutti noi,  chiamavamo semplicemente Calcio.

Guido Di Santo