«Vivo solo per vincere»

Antonio Conte

Teso, emozionato, orgoglioso. Si presenta così Antonio Conte, il nuovo ct azzurro. «È vero, sono emozionato perché questo posto è ambito da tutti gli allenatori del mondo e sulla panchina della nazionale più importante insieme a quella brasiliana. E sono orgoglioso che il presidente abbia scelto me. Ringrazio Cesare (Prandelli, ndr) che ha svolto un grande lavoro oltre a fargli il mio in bocca al lupo per la nuova avventura e Arrigo Sacchi per quanto fatto con il settore giovanile. Le porte per lui sono sempre aperte».

Idee chiare da subito. «Amo le sfide difficili e il mio obiettivo è riportare l’Italia dove merita, ovvero in cima al mondo con il mio modo di fare calcio. La vittoria è la mia dolce condanna, quando perdo sto male due giorni».

Un contratto figlio della polemica, gli sponsor che potrebbero diventare presenze ingombranti, la squalifica per omessa denuncia nella vicenda calcioscommesse, gli scudetti bianconeri (32 per il club, 30 per i suoi nuovi datori di lavoro). Antonio Conte non barcolla e rilancia. «Sono domande… agghiaccianti – abbozzando un sorriso – Per me gli scudetti più belli sono quelli che ho vinto io, 5 da calciatore, 3 da tecnico. Ora sono il ct dell’Italia e ho un solo colore, l’azzurro. Sulla squalifica resto della mia idea, fu ingiusta. Mi ha provocato dolore ma mi ha aiutato a crescere e la miglior risposta è che adesso sono qui. Condizionamenti dagli sponsor?. Chi mi conosce sa decido con la mia testa. Quanto al contratto rientra nei parametri della Federazione e per andare incontro a loro ho ceduto i miei diritti d’immagine, cosa che in passato non era mai avvenuta. Quindi ho rinunciato a dei soldi».

Trentacinque giorni dopo la Juve di nuovo in sella. Non se l’aspettava neppure lui. «Pensavo di fare un aggiornamento in giro per l’Europa, pensavo a un top club europeo, ma è arrivato qualcosa di unico. Ho percepito l’entusiasmo del presidente e lui ha capito che aveva fatto breccia. Alla Juve dopo tre anni di grandi successi il rapporto era arrivato a fine corsa. Ci abbiamo riprovato…non è andata, giusto separarci anche se per farlo ci volevano attributi».

Nessun condice etico. «Guarderò ai comportamenti e deciderò in base alla mia moralità. Non sento nessuno, mi fido solo dei miei occhi. In casa Italia c’è posto per tutti. La squadra arriva da un momento non facile, ma ero lo stesso quando arrivai alla Juve. Abbiamo ottimi giocatori che voglio far diventare una squadra. Rossi? È importante e mi auguro risolva i suoi problemi. Dei singoli non parlo ma tutti possono essere convocati, ma bisogna meritarlo. Non conta l’età ma la voglia, Pirlo compreso col quale parlerò. Ripartiamo da zero, dal blocco Juve. Gli stages? Cerco collaborazione dai club, magari una settimana i giocatori senza Champions e un’altra quelli impegnati in Europa…Dobbiamo diventare una squadra e colmeremo il gap». Perchè per lui conta solo vincere e riportare l’Italia in cima al Mondo.

IL TEMPO