Vitalizi d’oro, ecco quanto ci costano gli ex onorevoli

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I vitalizi dei parlamentari, ovvero la rendita concessa a deputati e senatori al termine del mandato parlamentare, è circa il doppio di quanto hanno versato. Una vera cuccagna che passa di generazione in generazione, a mogli, mariti, figli e fratelli che per decenni vivono con l’assegno dello scomparso. Una rendita che nasce da una contribuzione minima, da una sola legislatura o addirittura da un solo giorno in Parlamento. Un caso emblematico è quello del deputato Luca Boneschi dei Radicali che per aver trascorso ventiquattr’ore alla Camera nel febbraio del 1982 ha avuto la pensione a vita.

L’Inps ha calcolato che un vitalizio parlamentare se fosse calcolato con il metodo contributivo, oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori, si ridurrebbe del 40%. L’assegno minimo passerebbe da 26.379 euro a 2.487 euro, mentre quello medio scenderebbe da 56.830 euro a 33.568 euro. I tagli interesserebbero il 96% dei casi.

In altre parole «i vitalizi dei parlamentari sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato alla luce dei contributi versati» ha affermato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in audizione nella commissione Affari costituzionali della Camera.

Oggi ci sono circa 2.600 vitalizi in pagamento, per cariche elettive alla Camera o al Senato, per un costo stimato in circa 190 milioni di euro. E si tratta di «una sottostima» ha precisato Boeri perchè sono stati esclusi eventuali anni di servizio presso il Parlamento europeo o presso Consigli Regionali. Insomma è solo la punta di un iceberg.

Portando le prestazioni parlamentari ai valori normali la spesa scenderebbe a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro all’anno (760 milioni nei prossimi 10 anni). Applicando il sistema contributivo per il ricalcolo dell’insieme delle cariche elettive, si avrebbe un risparmio di circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni (oltre 100 milioni all’anno). Il meccanismo dovrebbe essere applicato non solo ai parlamentari ma anche ai consiglieri regionali. Il risparmio, osserva Boeri, sarebbe di «misure non solo simboliche, ma in grado di contribuire in modo significativo alla riduzione della spesa pubblica o al finanziamento di programmi sociali». L’andamento della spesa per vitalizi in relazione ai contributi versati dal 1965 ad oggi, a prezzi 2016, evidenzia che «la spesa sia stata negli ultimi 40 anni sempre più alta dei contributi».

Il presidente ricorda che normalmente un sistema a ripartizione, in cui i contributi pagano le pensioni in essere, alimenta inizialmente forti surplus perché ci sono molti più contribuenti che percettori di rendite vitalizie. «Nel caso di deputati e senatori, invece, il disavanzo è stato cospicuo fin dal 1978, quando ancora i percettori di vitalizi erano poco più di 500».

L’andamento del sistema era «più che prevedibili. Eppure si è ritenuto per molte legislature di non intervenire», dice Boeri. «Addirittura si sono resi questi trattamenti ancora più generosi». Facendo un confronto con le diverse gestioni speciali «in nessun caso, dice Boeri, «il divario è così accentuato come nel caso dei vitalizi dei parlamentari».

L’Inps ha formulato, nel giugno 2015, proposte di riforma del sistema pensionistico che comportavano una revisione dell’istituto dei vitalizi in parallelo a interventi su circa 350.000 trattamenti in essere di pensionati che non provengono da carriere elettive. Ma contro queste proposte si è subito schierata l’Associazione degli ex parlamentari che ha sollevato il problema dell’anti costituzionalità di qualsiasi ricalcolo.

Ma vediamoli questi assegni d’oro. Luciano Violante percepisce un vitalizio di 9.363 euro al mese, Giuliano Amato arriva a 31.411 euro al mese, Nichi Vendola pensionato d’oro all’età di 57 anni riceve dalla regione Puglia un assegno di 5.618 euro. Walter Veltroni ogni mese incassa 5.373, Massimo D’Alema appena 90 euro in meno del suo storico rivale. Marco Pannella porta a casa una pensione invidiabile da 5.691 euro al mese. Con 35 anni di contributi versati e per la prima volta fuori dal Parlamento, dopo il declino della sua parabola nel centrodestra, percepisce il vitalizio anche l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini (5.614 euro). Poi Prodi (2.864), Rodotà (4.684) e Franco Marini (5.800). Anche Irene Pivetti ha maturato un cospicuo vitalizio a seguito dei suoi 9 anni di mandato parlamentare, durante il quale ha occupato anche la carica di Presidente della Camera. Dal 2013, ovvero da quando aveva solo 50 anni, percepisce 6.203 euro al mese. Alfonso Pecoraro Scanio , deputato dal 1992 al 2008, riceve 8.836 euro al mese da quando aveva 49 anni. A Vittorio Sgarbi per essere rimasto in carica per 4 legislature riceve 8.455 euro. Ma c’è poco da indignarsi: è scritto nel Regolamento. Giancarlo Abete è dal 1992 che non occupa i seggi parlamentari, ma da quando aveva 42 anni riceve 6.590 euro mensili. Rosa Russo Iervolino , parlamentare per oltre 20 anni e più volte Ministro, riceve mensilmente il suo assegno da circa 5400 euro netti. Alla cifra contribuisce anche il cumulo acquisito come sindaco di Napoli, dal 2001 al 2011. Pensionata a 41 anni e con un assegno di 8.455 euro, si può. È il caso di Claudia Lombardo , definita Miss Vitalizio d’oro. Eletta per la prima volta nel Consiglio Regionale della Sardegna quando aveva 21 anni e divenuta presidente nel 2009 con una carriera fulminea. Domenico Gramazio , passato alla storia parlamentare per aver festeggiato la caduta di Prodi nel 2008, mangiando in Senato una fetta di mortadella, percepisce 10.877 euro. Gianni De Michelis , percepisce 5.800 euro netti al mese.

Il Tempo