Visco: la spinta di Draghi fa bene al Pil

MARIO DRAGHI

Bankitalia approva le riforme del governo, in particolare i due decreti sul jobs act: «nell’insieme le misure sinora introdotte vanno nella giusta direzione». Dal palco del 21° congresso di Assiom Forex, l’associazione degli operatori finanziari svoltosi a Milano, Ignazio Visco, davanti al gotha dei principali banchieri, rilancia i segnali di crescita dell’economia e, per il secondo anno consecutivo, torna sulla bad bank di sistema che già l’anno scorso, dalla stessa tribuna (a Roma), fu il leitmotiv del suo intervento. Per Visco la crescita italiana può accelerare grazie al Quantitative easing (Qe) della Bce. Le nuove stime di Bankitalia, indicano una crescita del Pil dello 0,5% quest’anno e dell’1,5% il prossimo con un effetto di un punto percentuale nel biennio. «L’acquisto di titoli pubblici – aggiunge – non rende meno necessarie, nè meno probabili, le riforme volte ad aumentare il potenziale di crescita dei paesi dell’area». A proposito della decisione della Bce del 22 gennaio presa «a larga maggioranza» con una condivisione dei rischi limitata (20%), Visco ufficializza le sue riserve: «Una condivisione piena sarebbe stata più coerente con l’unicità dell’Unione monetaria». Gli acquisti di bot e btp da parte di via Nazionale «potrebbero essere dell’ordine di 130 miliardi».
IL PIANO

Il governatore auspica che la spinta del Qe si riverberi sul mercato creditizio per favorire gli investimenti. Le grandi banche sono appesantite da un rapporto sofferenze/impieghi del 10,6% che sale al 18,6% in relazione alle partite deteriorate. Per questo Bankitalia vede con favore una bad bank: «un intervento diretto dello Stato potrebbe aver luogo «per far fronte al deterioramento dei crediti indotto dalla gravità e dalla lunghezza della recessione, nonché all’esigenza di assicurare adeguati flussi di finanziamento all’economia». Sul tavolo c’è il progetto «Nuovo credito per l’economia» in fase di continua evoluzione. A latere del congresso, durante il pranzo, tra i banchieri e gli uomini di Bankitalia si è parlato della bad bank su cui lavorano gli uomini della Banca centrale e del governo. Ci sono varie ipotesi, come ha detto Pier Carlo Padoan. Lo schema ruotava attorno a un veicolo che potrebbe essere la Sga di Intesa Sanpaolo, rigenerato attraverso un nuovo assetto. Le ultime versione della bozza di piano sembrano far leva su un veicolo nuovo di zecca, come suggeriscono alcuni, per vantaggi fiscali. Il nodo dell’intero impianto è rappresentato dalla garanzia dello Stato sulla quale la Ue, di recente in un incontro con il Ministro dell’Economia, avrebbe manifestato dubbi: ecco perchè, si sta approfondendo l’alternativa di incentivi fiscali da accordare alle banche che conferiscono le sofferenze al veicolo, a fronte delle perdite che dovessero sopportare. «Nell’ambito dello schema si prevede il pieno coinvolgimento delle banche nei costi dell’operazione», ha sottolineato Visco. Quindi Intesa e Unicredit sarebbero chiamate direttamente nel capitale del veicolo dove, in posizione di minoranza (massimo 49%) potrebbero entrare Cdp o un altro braccio pubblico, investitori istituzionali come i fondi pensione. Banche e investitori dovrebbero avere il 51%. Il mercato avrà un ruolo nel senso che la provvista sarebbe assicurata dall’emissioni di bond.
POSIZIONI CONTRASTANTI
«La bad bank è una risposta generale, di sistema» ha commentato Gian Maria Gros-Pietro, presidente del cdg di Intesa Sanpaolo. «Staremo a vedere le proposte del governo. L’idea è positiva, persegue l’interesse pubblico». «Se ci sarà un intervento pubblico noi daremo il nostro contributo». «Il Governatore si è pronunciato», fa sapere Giovanni Bazoli, presidente del cds di Intesa, ed è un argomento «che evidentemente deve essere studiato molto bene: è una situazione complicata, ma credo che sia indispensabile procedere nello studio della stessa». Di diverso avviso ll consigliere delegato Carlo Messina: «per noi la bad bank è di minore rilevanza, considero un tema che risolviamo per conto nostro». Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, è, invece, favorevole: «Va analizzata con molta attenzione, la vedo positivamente». Anche per Fabrizio Viola (Mps) «è uno strumento essenziale per il sistema».
Rilanciando, poi il sostegno dato a caldo da Davos, Visco spiega che la riforma delle popolari «accresce la capacità di ricorso al mercato dei capitali» e che «le esigenze di rafforzamento patrimoniale possono trovare ostacolo nella loro speciale forma giuridica». Inoltre «la più ampia partecipazione dei soci in assemblea riduce il rischio di concentrazioni di potere in capo a gruppi organizzati di soci minoritari». Infine il governatore di Bankitalia denuncia che «l’intrusione della corruzione e della criminalità organizzata nel tessuto economico e sociale rimane su livelli intollerabili».

Il Messaggero