Vilipendio, 6 mesi per Storace ma pena sospesa

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Sei mesi di condanna per vilipendio al capo dello Stato: Francesco Storace, quasi se l’aspettava. Quando ha definito «indegno» il presidente della Repubblica era il 2007. A distanza di sette anni il Tribunale lo ha condannato per quell’offesa, ma gli ha anche sospeso la pena e riconosciuto le attenuanti generiche. «Sono l’unico italiano a essere stato condannato per questo reato – ha dichiarato il leader della Destra appena uscito dall’aula – Questa decisione è stata presa su commissione».
L’inchiesta nei confronti di Storace nasce da un commento lasciato sul suo blog. Poche righe in cui l’allora senatore a vita Rita Levi Montalcini veniva definita «una stampella» del Governo di Romano Prodi, che a palazzo Madama poteva contare su una maggioranza risicata. Parole che non sono piaciute al premio Nobel che ha replicato con sdegno. Pochi giorni dopo Montalcini ha incassato anche la solidarietà del capo dello Stato che ha parlato, a sua volta, di commento «indegno». Da qui la reazione dell’ex governatore del Lazio e la successiva denuncia per vilipendio, con la decisione dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, di autorizzare il procedimento penale.
LE SCUSE
Ieri mattina, durante l’udienza, il giudice onorario Lara Pezone ha riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche proprio per la «condotta che aveva tenuto». Storace, infatti, si era recato dal presidente della Repubblica per chiedere scusa. Il giudice, però, ha anche ribadito che «il reato si è verificato e non può essere riconosciuta l’immunità parlamentare» per le espressioni utilizzate che «sono pesanti, insultanti e aggressive perché offendono l’istituzione che rappresenta l’Unità d’Italia».
Il leader della Destra ha incassato il colpo, ma tra un tweet e un altro, ha anche sottolineato che «ieri il Pd ha bloccato ogni possibilità di discussione sull’abrogazione o sulla modifica di questo reato anacronistico». E ha aggiunto lasciando la cittadella giudiziaria: «Sarà contento Napolitano». Intanto, i suoi difensori, Giosuè Naso e Romolo Reboa, hanno annunciato che presenteranno ricorso in Appello. Mentre solidarietà a Storace è stata espressa dall’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, dal presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, e dal deputato di Fi Daniela Santanché.

Il Messaggero