Vicino l’ok della Ue sui conti dell’Italia

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ROMA Deficit in progresso e Italia più vicina al via libera di Bruxelles sui conti pubblici. Ma la crescita economica resta modesta in un contesto nel quale il mercato del lavoro si conferma in affanno e il debito è in aumento, anche se a livelli inferiori rispetto alle precedenti stime. L’aggiornamento delle previsioni economiche della Commissione europea, pur senza nascondere la realtà di una congiuntura a tinte grigie, descrive un quadro di miglioramento della finanza pubblica.
IL CALO
La notizia di maggiore impatto, che conforta le strategie del governo, è che per l’Italia è previsto un calo al 2,6% per il 2015 del rapporto tra deficit e Pil, grazie soprattutto alla riduzione della spesa per gli interessi pagati dal Tesoro sui titoli di Stato. A novembre, la Ue stimava un dato del 2,7%. Ancora più marcata la revisione per il prossimo anno: adesso la Commissione stima un dato del 2%, quando nello scorso autunno indicava il 2,2%. Questi numeri hanno conseguenze incoraggianti per il Paese. Infatti per quanto riguarda la correzione strutturale del deficit, ora Bruxelles prevede per il 2015 un valore pari allo 0,25% del Pil, in sintonia con le nuove interpretazioni flessibili del Patto di stabilità e crescita.
Il 27 febbraio prossimo, la Commissione darà il suo giudizio definitivo sulla legge di Stabilità varata da Palazzo Chigi a fine 2014. E a questo punto l’ok appare scontato in quanto la manovra può godere pienamente della nuova clausola di flessibilità nella valutazione dei conti pubblici che tiene conto della difficile situazione nella differenza tra crescita economica effettiva e crescita economica potenziale.
L’aggiustamento strutturale del bilancio per il governo è dello 0,3% e per Bruxelles è dello 0,25%. E dato che la nuova regola prevede per un Paese che ha un output gap fra -4% e -3% una riduzione obbligatoria di un quarto di punto percentuale invece che di mezzo punto percentuale, ne consegue che i conti italiani per il 2015 sono considerati in linea con i requisiti europei.
Resta sul tappeto la questione del debito: a fine mese la Commissione presenterà il rapporto specifico e dovrà concludere se i fattori economici rilevanti (condizione ciclica, agenda di riforme strutturali, situazione complessiva del debito sia pubblico che privato) saranno sufficienti per non aprire una procedura specifica di sorveglianza. L’aria che tira a Bruxelles, per ora, è di non aprire procedure quest’anno. Per quanto riguarda la crescita del Pil nel 2015, invece, Bruxelles non ha modificato le previsioni rispetto al +0,6% indicato già nel novembre scorso. E’ evidente che l’Europa non è convinta della capacità dell’Italia di cogliere elementi favorevoli come il calo del prezzo del petrolio e il Quantitative Easing della Bce.
La Commissione pronostica che a trainare la crescita «sarà l’export, e solo un tenue miglioramento della domanda interna: l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie legato ai minori prezzi energetici sarà solo parzialmente trasferito su maggiori consumi».
LE PROSPETTIVE
Migliori le prospettive se si guarda un po’ più avanti nel tempo: l’anno prossimo la crescita dell’Italia è prevista nell’ordine dell’1,3%, in accelerazione rispetto al +1,1% rilasciato a novembre. Il debito pubblico italiano crescerà ancora nel 2015, raggiungendo il picco del 133% rispetto al Pil, per poi cominciare a scendere nell’anno successivo, quando è previsto al 131,9%, grazie a una crescita nominale più alta e al surplus primario.
IL RILANCIO
Il problema dell’economia italiana è «un alto debito e bassa crescita: nodi che devono essere risolti con riforme e prudenza di bilancio» ha esortato il Commissario Ue, Pierre Moscovici che ha incoraggiato il governo «a fare sforzi in tal senso aspettando che le autorità specifichino l’agenda di riforme economiche e cosa sostiene gli sforzi di bilancio 2015». Riforme che Bruxelles considera centrali soprattutto per il rilancio dell’occupazione considerando i tassi di disoccupazione: 12,8% per il 2015 e 12,6% per l’anno prossimo. Infine c’è un altro dato molto preoccupante: per quest’anno Bruxelles attribuisce all’Italia un -0,3% sui prezzi. Una deflazione lieve ma tutt’altro che rassicurante.

IL MESSAGGERO