«Via i vitalizi ai condannati» Ma il Senato rinvia il voto

Senato

In Senato sono volate parole grosse. Anche l’accusa rivolta al presidente Grasso di essere «solo a parole» contro il vitalizio ai mafiosi. Non è stato una bella pagina quella scritta ieri a Palazzo Madama. In buona sostanza si è deciso di lasciare i vitalizi per tutti, anche per i parlamentari in regime di custodia cautelare. L’Assemblea ha deciso infatti di respingere – 176 no, 47 sì e 18 astenuti – un ordine del giorno dei 5Stelle che chiedeva di sospendere l’assegno a chi è in attesa di giudizio. Un altro ordine del giorno che lo avrebbe soppresso per i condannati è stato di fatto congelato e accorpato in attesa che si riscrivano le norme. Una decisione, la prima, e una non-decisione, la seconda, destinate ad alimentare il vento dell’anti-politica che già soffia forte. A favore dell’ordine del giorno hanno votato i 5 Stelle, quelli di Sel, due dissidenti del Pd, Casson e Mineo e il sociali1sta Buemi.
I grillini, primo fra tutti il senatore sicialiano Giarrusso gridano al complotto, attaccano il Pd «che ha le mani legate dal patto del Nazareno» e si dichiarano delusi dal comportamento del presidente Grasso che a parole aveva sempre detto di condividere questa proposta». E il presidente replica: «L’ho detto e lo ripeto anche ora: sono assolutamente a favore dell’abolizione dei vitalizi per i senatori che hanno condanne definitive per reati gravi, talmente d’accordo che ho iniziato io stesso l’iter di questa proposta».
BOTTA E RISPOSTA
In Aula ieri è andato in scena un sintetico siparietto tra il presidente e il grillino Vito Crimi. Continuato anche a fine seduta: «Dispiace che il senatore Crimi vada alla semplice ricerca del facile consenso su Facebook – lo ha punzecchiato Grasso – il Senato ha votato (a favore!) di un ordine del giorno che chiede di concludere al più presto l’esame della proposta che io ho portato in Consiglio di presidenza, dove si è deciso di muoversi in accordo con la Camera, dato che molti ex parlamentari sono stati sia deputati che senatori, e questo avrebbe annullato nei fatti gli effetti della nostra decisione». L’ordine del giorno insomma secondo Grasso non sarebbe stato posto in votazione solo perché il Senato sulla questione si era già espresso. Da qui la scelta del Pd e del capogruppo Zanda di presentare un altro ordine del gioeno con l’ impegno a concludere «nel minor tempo possibile l’esame della proposta avviata dall’ufficio di presidente alla fine di luglio. «Nessuna vergogna!», ribatte dunque Grasso, che sul tema è giustamente suscettibile
TAGLIATI 53 MILIONI

Non è solo una questione estetica: i vitalizi degli ex parlamentari pesano per circa 370 milioni di euro l’anno; quelli degli ex consiglieri regionali per 170 milioni. Il senatore del Pd Mauro Del Barba, nel corso della dichiarazione di voto sul bilancio interno del Senato, ha dato le cifre e i numeri della spending review interna; ha rivendicato il risultato conseguiti «sia per le spese di funzionamento e sia per la spesa per i senatori, attraverso l’abolizione del vitalizio e l’adozione di un sistema pensionistico contributivo pro rata».
Nel bilancio preventivo per l’anno 2014 la previsione di spesa evidenzia una riduzione pari al 9 per cento, 53,5 milioni di euro in meno rispetto a 2010. «Spiace -ha concluso Del Barba- che nel momento in cui l’aula sta licenziando un documento che raccoglie il consenso di tutti i gruppi parlamentari, alcune forze politiche dichiarino che in Senato non si è presa alcuna decisione. Una strumentalizzazione.
Peccato che alla Camera, quasi in contemporanea, sia arrivato l’altolà della magistratura del lavoro che accogliendo il ricorso di un sindacato autonomo, diffida l’ufficio di presidenza dall’applicare il tetto massimo di 240 mila euro lordi annui per i superfunzionari di Montecitorio. Sono gli stessi che accolsero con un applauso ironico la presidente Boldrini il giorno in cui lo annunciò all’Aula.
I vitalizi sono come l’edera. Tengono a crescere e a ramificarsi. Una pensione a vita che molti ex parlamentari già incassano e altri rischiano invece di perdere per sempre. Di qui l’ordine del giorno firmato da 4 senatori del Nuovo centrodestra, Giuseppe Esposito, Pietro Langella, Federica Chiavaroli e Laura Bianconi. Si chiedeva di elargire l’assegno anche in caso di fine anticipata della legislatura consentendo il versamento dei contributi corrispondenti. Un boomerang lanciato e ritirato in fretta e furia.

Il Messaggero