Via D’Amelio, la città diserta le commemorazioni. L’urlo di Borsellino: “Palermo scanna i suoi figli”

20091205 - ROMA - POL -  NO B DAY: PRIMI MANIFESTANTI A ROMA.  Gioacchino Genchi (S) e Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, durante il No Berlusconi Day, che si svolge oggi 5 dicembre 2009 a Roma, in Piazza della Repubblica da cui è prevista la partenza di un corteo che si snoderà per le strade del centro fino a Piazza San Giovanni.                 ANSA/ ALESSANDRO DI MEO  / DC

Il minuto di silenzio in ricordo delle vittime della strage di via D’Amelio viene rotto dalla voce rauca di Salvatore Borsellino. “Palermo ha ucciso suo figlio, che invece l’amava tanto – dice il fratello del giudice Paolo – del resto questa città ha scannato tanti suoi figli”. Salvatore Borsellino non usa mezzi termini per ricordare la verità che ancora manca sull’eccidio di 23 anni fa. “Ma noi non ci fermeremo – urla – andremo avanti finchè non avremo giustizia”. E via D’Amelio esplode in un applauso fragoroso. Ci sono trecento persone davanti al palco allestito dal movimento delle Agende Rosse. Davvero poche. E la maggioranza arriva da oltre lo stretto. Tutti aderenti al movimento animato da Salvatore Borsellino in giro per l’Italia. Palermo, invece, non c’è. Più degli altri anni, ha disertato il giorno del ricordo.

In via d’Amelio, ci sono il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il sindaco di Messina Renato Accorinti. C’è Francesco Giambrone, il sovrintendente del Teatro Massimo. Arrivano i pm Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia. Arriva anche il questore Guido Longo, che quel pomeriggio del 19 luglio 1992 fu uno dei primi ad accorrere sul luogo della strage: “Abitavo in zona, sentì un botto enorme e scesi in pantaloncini e maglietta – racconta – Nessuno ancora sapeva cosa fosse accaduto. Ho ancora negli occhi l’immagine dei corpi dilaniati e dei palazzi sventrati”. Preferisce invece restare in fondo a via d’Amelio il giudice Leonardo Guarnotta, grande amico di Falcone e Borsellino. Il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, resta solo pochi minuti, il tempo di raccogliersi in silenzio davanti all’albero di ulivo che ricorda i martiri di via d’Amelio.

Alle 16,58, la strada della memoria e della rabbia si riempie di agende rosse alzate al cielo. Simbolo di quell’agenda scomparsa il pomeriggio del 19 luglio 1992. L’agenda in cui Paolo Borsellino segnava tutte le sue indagini dopo la morte dell’amico Giovanni Falcone. “Quest’anno, però – dice suo fratello Salvatore – ricordiamo per primi i poliziotti della scorta morti con lui. Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina”. E sul palco scorrono i ricordi di amici e colleghi. “Veniamo in via D’Amelio perché quell’esplosione non ha sbarrato le porte alla vita –  dice Luigi Lombardo, segretario provinciale del sindacato di polizia Siap – ma ha sbarrato le porte alla mafia. Siamo qui perché il sangue innocente ha reso prezioso il sangue di tutti”. Arriva anche il ricordo di Luciano Traina, il fratello di Claudio. Poi quello di Brizio Montinaro, il fratello di Antonio Montinaro, il capo scorta di Giovanni Falcone.

Via D’Amelio, specchio del movimento antimafia. In cerca di un nuovo percorso di impegno. Arrivano i ragazzi di Addiopizzo, con le loro magliette colorate. Arriva una delegazione degli studenti del coordinamento siciliano. Come ogni anno, ci sono Umberto Santino e Anna Puglisi, animatori del centro di documentazione Peppino Impastato. Arriva Pietro Milazzo, un altro simbolo del movimento antimafia degli anni ’80 e ’90. Il movimento che non c’è più. Alle 16,58, via D’Amelio è ormai una strada d’Europa, ci sono anche diversi turisti tedeschi e francesi. I palermitani sono rimasti al mare.

LA REPUBBLICA