Via alla manovra meno tasse per 18 miliardi tagli ai ministeri

TASSE SOLDI 5

La manovra 2015 messa a punto dal governo Renzi con la legge di Stabilità ha avuto il via libera definitivo dalla Camera con 307 voti favorevoli e 116 voti contrari. Il provvedimento vale 32 miliardi di euro e prevede un articolato piano di riduzione delle tasse sui redditi più bassi e sulle imprese che assumono per un totale di 18 miliardi. Tuttavia il pacchetto di norme attribuisce anche ai tagli di spesa su regioni, province e ministeri un ruolo importante. Anche se di minor portata rispetto alle indicazioni formulate dalla commissione sulla spending review guidata da Carlo Cottarelli. Dopo un lungo braccio di ferro con i ministeri, ad esempio, il premier Renzi (che aveva coltivato a lungo l’ambizione di realizzare tagli a doppia cifra) è riuscito a spuntare una riduzione di 2,3 miliardi di euro per l’anno prossimo. Una cifra molto inferiore rispetto al risultato che il capo del governo avrebbe portato a casa con la sforbiciata del 3% che avrebbe voluto imporre ai suoi ministri. Alla fine, il risultato dice 1 miliardo di spesa corrente in meno, 900 milioni di minori spese in conto capitale (vale a dire investimenti) e 400 milioni di maggiori entrate.
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Più della metà del contributo complessivo richiesto riguarda solo due ministeri: la Difesa (con 750 milioni di euro) ed il Lavoro (450 milioni). Importi non trascurabili sono anche quelli dei risparmi attesi dal ministero dell’Istruzione (300 milioni), dal ministero dell’Economia (più di 200 milioni) e dal ministero delle Infrastrutture (poco meno di 200 milioni). Dunque, carte alla mano, sarà l’universo militare a pagare il prezzo più salato in termini di riduzione di spesa. Nell’allegato numero tre della legge di Stabilità viene infatti precisato che quasi l’intero risparmio atteso per il 2015 dal comparto Difesa è assegnato alla riduzione di spese in conto capitale (719 milioni su un totale di 750 milioni). Un elemento che offre l’impressione di un effettivo rallentamento di alcuni programmi di spesa, soprattutto nel settore degli approvvigionamenti militari. In verità, occorre ricordare che la manovra disposta prevede dismissioni di immobili del demanio militare per un importo di 220 milioni nel 2015, i cui proventi devono essere contabilizzati a riduzione degli investimenti fissi lordi. Il che vuol dire, ha fatto notare la Corte dei Conti, che «il contenimento della spesa militare, per questa categoria economica, potrebbe risultare almeno in parte solo apparente». Nel caso del ministero del Lavoro, il peso delle maggiori entrate sull’insieme dei risparmi è molto consistente (200 milioni su 450 milioni). E a tal proposito, va segnalata, in particolare, la disposizione che riduce di 200 milioni di euro, a decorrere dall’anno prossimo, la dotazione finanziaria del Fondo per il finanziamento degli sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello. Questo sgravio serve a premiare le imprese che si trovano in situazione di regolarità contributiva e dunque incentiva gli istituti connessi con il recupero di produttività del lavoro. Ed è per questa ragione che il taglio ha fatto storcere il naso agli industriali, che pure con la legge di Stabilità incassano i tagli Irap e la decontribuzione triennale sulla nuove assunzioni.
IL SACRIFICIO DEI PATRONATI
Nel libro dei sacrifici c’è anche una riduzione di 150 milioni di euro del Fondo relativo al finanziamento dei Patronati. Nel settore della scuola, i risparmi di spesa vanno ricondotti ad una dozzina di interventi di razionalizzazione. In particolare c’è il divieto, a partire dal prossimo anno scolastico, di disporre comandi, distacchi e fuori ruolo. Gli incrementi di efficienza connessi con gli interventi di semplificazione dovrebbero comunque consentire una riduzione nell’organico del personale ausiliario tale da garantire, a parità di risultati, un risparmio di spesa di oltre 50 milioni.

Il Messaggero