«Vi voglio bene, ma non vi pago più»

SILVIO BERLUSCONI 1

Non fu un bel Capodanno quelle del 2014. Non, almeno, per le olgettine tanto care a Silvio Berlusconi. Un paio di giorni prima la notte di San Silvestro ricevettero tutte quante una lettera di papi: «Vi voglio tanto bene, ma non posso più darvi del denaro». Una vigilia terribile per le ragazze che sino a quel momento avevano campato grazie alla generosità del Cavaliere, e che nelle loro intenzioni avrebbero continuato a campare ancora a lungo nello stesso modo.
Come si sa, il sospetto della Procura di Milano è che quelle copiose elargizioni (a tutte una paghetta mensile di 2500 euro, ad altre somme una tantum in sovrappiù, oltre a case e regalie varie) non fossero frutto della generosità di Silvio, ma del timore che le papi-girl fornissero ai giudici versioni compromettenti sulle notti del bunga bunga. E non solo: i pm sospettano pure che, malgrado la lettera recapitata alle predilette per porre fine al rito della paghetta, egli abbia continuato a pagarle e ancora continui a farlo.
I DANNI DI IMMAGINE

Ora quella accorata missiva vergata da Berlusconi è agli atti dell’inchiesta «Ruby Ter» – quella, appunto, incentrata sul presunto baratto delle testimonianze – e dunque è divenuta di dominio pubblico: «L’aiuto che io, seguendo l’impulso della mia coscienza» scrive il Cav «ho continuato a darvi per lenire la devastazione della vostra immagine e della vostra vita causata da questi processi, rischia di essere strumentalizzato ipotizzando reati a carico mio e anche vostro». Segue un’invettiva contro la magistratura militante, e altre cose così.
Il passaggio determinante, tuttavia, è quello in cui Berlusconi riferisce alle ragazze di essere costretto dai suoi avvocati a interrompere «con assoluta determinazione» i pagamenti mensili «perché si potrebbe attribuire al mio aiuto una diversa finalità da quella reale. Per cui sono obbligato a sospendere dal mese di gennaio (2014) ogni contributo». A voler essere maliziosi, pare di scorgere in quella «assoluta determinazione» pure una sorta di sollievo. Un po’ per avere una scusa per liberarsi dalle pressanti richieste delle ragazze, un po’ perché, tutte insieme, gli sono costate centinaia di migliaia di euro l’anno.
ARRIVEDERCI A FINE PROCESSO

Comunque, non di un addio si è trattato. Stando ai sospetti dei magistrati, infatti, ad alcune di loro i soldi sono continuati ad arrivare. E poi in quella stessa lettera l’uomo di Arcore si è premurato di non farle sentire abbandonate. Anzi: «Spero, a processo finito, di poterti rivedere e riabbracciare. Ti voglio bene. Silvio». A quale processo si riferisca non si sa. Perché se si tratta del «Ruby Ter» passeranno ancora degli anni. Con la speranza (del Cavaliere) che nel frattempo le papi-girls trovino qualche altro canale di sostentamento.

Il Messaggero