Vertici ad Appiano: dopo Fassone, Thohir e Moratti

Assemblea dei soci di FC Internazionale Milano Spa

«Sotto esame? C’è chi sta peggio, dall’altra parte». Lo ha detto non molto tempo fa Walter Mazzarri, e allora aveva ragione. Oggi, al di là della classifica, un po’ meno: l’operazione societaria di «soccorso» del Milan a Seedorf sta dando dei frutti, pur se da verificare ulteriormente. Non è questione di tutor – anche perché per ovvie ragioni di carriera Mazzarri non ne accetterebbe – ma di farsi sentire e far sentire un appoggio: più o meno a tempo, ma comunque concreto, per ribadire quanto Thohir ha sempre assicurato di persona al tecnico, ovvero che la società è disposta a supportarlo in ciò che chiede. Un appoggio non per forza solo a parole, che a volte sono un’arma a doppio taglio: almeno quelle su una conferma anche per lui, come per tutti, da vagliare solo a fine stagione hanno finito per mettere in bilico Mazzarri al di là delle intenzioni. E magari non gli hanno giovato, agli occhi della squadra.

Alibi troppo comodi Il fatto è che poi in campo vanno i giocatori e sono anche loro a dover sentire il senso di una rivoluzione che non è solo iniziata ma è in corso, e non è detto che stia per forza in letargo fino a giugno: a Livorno non hanno dato questa impressione, visto che sono emersi prestazioni e errori inconcepibili – «altri» rispetto ai limiti di squadra e non per questo meno influenti – da parte dei singoli. Saranno anche loro a dover sentire che attaccarsi solo a sfortuna, rigori non dati, difficoltà legate al cambio di proprietà, allo stesso mettere davanti a tutto la panchina di Mazzarri, sono diventati alibi troppo comodi per tutti (e a giudicare da lunedì sera qualcuno ne ha approfittato troppo). Che da qui al 20 maggio non c’è da salvare solo il futuro di Mazzarri, ma anche quello dell’Inter. Che il tecnico resterebbe nel caso senza panchina dell’Inter, ma per l’Inter restare senza Europa è un prezzo troppo caro da pagare in assoluto. Ritrovarsi ad aver buttato un anno sarebbe una brutta botta per entrambi, club e tecnico: ricominciare di nuovo tutto da capo un lusso che l’Inter si può permettere forse anche meno del suo allenatore (che se non altro è abituato da più tempo a farlo).

Il segnale di Fassone Ecco perché, ora che restano sette gare per non mancare l’obiettivo – ma a furia di sprecare bonus, dopo il Bologna il calendario tornerà in salita – qualcosa potrebbe cambiare. Nessuna sfuriata ieri da parte di Mazzarri, che però ha cercato di capire con la squadra i motivi di un secondo tempo così «molle». Alla Pinetina è salito anche Marco Fassone, che ha parlato a lungo con il tecnico, dopo aver rivisto insieme il match di Livorno: il d.g. ha voluto dare un segnale forte, aspettando quelli che arriveranno a breve da Erick Thohir e Massimo Moratti.

Ora tocca ai presidenti Il presidente domani sarà a Milano (fino a domenica) e, malgrado i tanti meeting in agenda, quasi certamente incontrerà squadra e staff tecnico. Lunedì notte il tycoon era tra l’arrabbiato e l’affranto, ma ha preferito prendersi 24 ore per valutare la situazione a mente lucida e vuole che tutti si concentrino sull’obiettivo Europa. Non era contento nemmeno Massimo Moratti, deluso anche perché – malgrado il basso profilo – molti tifosi sui social network continuano ad accusarlo per gli affanni della squadra. Anche se a fari spenti, il presidente onorario non fa comunque mancare il suo appoggio ai giocatori. Vero che preferisce lasciare la scena a Thohir quando il tycoon è in Italia e che nelle ultime settimane era all’estero per motivi familiari. Ma anche lui con ogni probabilità salirà ad Appiano (da solo o con ET) prima del match con il Bologna.

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